L’«affare» dell’esternalizzazione dei servizi

Le stranezze della Regione Lazio. Il problema è individuare attività e servizi da esternalizzare per risparmiare i soldi dei contribuenti? La giunta Marrazzo stanzia, allora, con delibera 178 del marzo 2007, 120mila euro per il lavoro e lo affida a una propria associazione, l’Asap (Agenzia per lo sviluppo della amministrazioni pubbliche). Peccato però che quest’ultima «giri» la realizzazione dello studio di fattibilità a un privato, l’università Luiss-Guido Carli (con convenzione del 23 marzo 2007). Il testo preparato dall’università viene finalmente edito e si scopre che è stato preparato intervistando i dirigenti della Regione. A rendere noto «l’ottimo investimento» è il capogruppo Udc alla Pisana Massimiliano Maselli.
«È singolare - le parole di Maselli - che l’Asap, istituita con la mission di strumento e innovazione organizzativa abbia a sua volta affidato ad altra struttura, in questo caso la Luiss, la realizzazione dello studio di fattibilità in argomento. Appare quindi chiaramente che l’incarico assegnato all’Asap è servito solamente a evitare una procedura a evidenza pubblica, per poi affidarlo successivamente e con piena discrezionalità alla Luiss».
Il colmo, visto come si è evoluta la storia, è che, come si legge nella delibera 178, gli obiettivi sono, tra gli altri, «favorire il consolidarsi di una nuova cultura gestionale improntata al risultato» ed «effettuare l’analisi dei costi e dei benefici dell’esternalizzazione sotto il profilo economico, sociale, dell’efficacia e dell’efficienza gestionale».
La collaborazione della Luiss, anzi della Luiss Business School per la precisione, ha riguardato, si legge nella premessa dello studio, «la valutazione di esternalizzabilità dei servizi individuati da Asap, nonché la valutazione dell’eventuale effetto sulla dotazione organica, con l’analisi qualitativa, e ove possibile quantitativa, dei costi e dei benefici».
«L’aspetto più assurdo - continua Maselli - è dato dal fatto che la Luiss realizza lo studio limitandosi in sostanza a intervistare i dirigenti della regione, cosa che avrebbe potuto fare la stessa Asap o, ancor meglio, la stessa regione. E da qui si capisce l’inutilità dell’agenzia regionale Asap. Non credo sia questo il modo più giusto ed efficace di operare dal punto di vista organizzativo nel senso del raggiungimento dell’obiettivo della riduzione della spesa pubblica. Lo ritengo, invece, un percorso a vista, in totale assenza di programmazione e di un minimo scenario di riferimento soprattutto dal punto di vista del risparmio e della economicità».