L’«Affare Dreyfus» al Verdura Rivive lo scandalo della Francia

Zanoletti sul palco di via Senato racconta la storia dell’ufficiale ebreo

Viviana Persiani

Il grido di innocenza riecheggia ancora, prendendo corpo su un palcoscenico. Antonio Zanoletti, questa sera, sulla scena del Teatro di Verdura, incarna la sua urgente esigenza di portare ancora alla luce del sole uno scandalo che, a fine Ottocento interessò la Francia, ma anche l'intero umanità. Con La verità prima di tutto - L'Affare Dreyfus, l'artista sposa così la causa che ha portato un militare francese di origine ebrea (il capitano Dreyfus, appunto) a subire accuse, angherie e ingiustizie e per questo esiliato.
«Hitler era appena nato - dice Antonio Zanoletti - ma già i germi dell'antisemitismo si erano diffusi e Dreyfus fu uno dei primi a subire la deportazione. Ho tratto il titolo di questo spettacolo, che definirei di teatro inchiesta, dal famoso J'accuse di Émile Zola, uno dei tanti intellettuali che allora presero le difese di questa vittima; vittima del potere, di chissà quali manipolazioni e corruzioni delle gerarchie dell'esercito e quindi di quel tribunale che lo accusò di spionaggio a favore della Germania, deportandolo all'Isola del Diavolo. Il titolo, La verità prima di tutto, parla da sé: una verità che restò insabbiata per anni prima che si facesse luce sull'innocenza di Dreyfus».
I dodici anni d’inferno subiti dall’ufficiale ebreo è testimoniato solamente da articoli della stampa di allora, da prese di posizioni pro o contro Dreyfus, da documenti, critiche, spesso anche quelle manipolate e condizionate dal potere e sballottate dal vento.
«Per allestire questo spettacolo, siamo andati alla ricerca di tutto il materiale che poteva interessare il caso: poiché l'intero carteggio dei processi è stato distrutto nel 1914, ciò che restava erano i giornali dell'epoca».
Nei panni dell'intellettuale, Antonio Zanoletti accende nuovamente un riflettore sull'unica realtà del caso, ovvero l'innocenza del militare francese.
«"Molte cose nel mondo sgomentano, nulla più dell'uomo"; questa frase che ho tratto dall'Antigone di Sofocle, dà il via al percorso attraverso la storia di quest'uomo che io racconto rappresentando idealmente la figura dell'intellettuale. Perché allora, solo questi personaggi, riuscivano a filtrare le informazioni: fondamentali, infatti, furono gli interventi di Zola, Proust, passando da Péguy e Anatole France. Così anch'io, assumo la consapevolezza del caso ed esponendo con lucidità i fatti, creo anche momenti grotteschi, dal sapore farsesco. Non si tratta ovviamente di una conferenza, ma di una narrazione dei fatti che non tutti conoscono e senza inventarmi una storia, mi baso solamente sulla cronaca di allora, unica testimone del dramma umano di Dreyfus».