L’affare Gazprom nel mirino dell’Authority

da Milano

Il nuovo accordo Eni-Gazprom finisce nel mirino dell’Autorità per l’energia prima ancora di essere concluso. Il presidente dell'Authority, Alessandro Ortis, l'ha detto chiaramente, all'indomani dell'annuncio dell'annullamento dell'accordo di maggio tra il gruppo italiano e quello russo (criticato sia dall'opposizione sia dall'Antitrust) e della notizia che ora stanno procedendo alla definizione di una nuova intesa. Ma a fare le pulci al nuovo accordo non sarà solo l'Autorità italiana: Ortis si prepara infatti a incontrare il collega austriaco e l'Antitrust europeo proprio per fare il punto della concorrenza nel settore del gas sul mercato italiano.
Concorrenza che, ha ribadito ancora una volta Ortis, in Italia è ancora insufficiente, vista «la forte concentrazione in capo all'Eni di attività riguardanti tutta la filiera che condiziona fortemente l'esito del mercato». Una maggiore apertura del mercato, dunque, è fondamentale: «Lo sviluppo di un'effettiva concorrenza - ha aggiunto - è strettamente condizionato dall'ingresso di nuovi operatori indipendenti da Eni nell'approvvigionamento di gas a condizioni competitive». «Il livello eccezionalmente alto dei prezzi - ha avvertito il presidente dell'Autorità - non ha trovato giustificazione in specifiche situazioni congiunturali, quali choc di domanda o di costo, ma esclusivamente nei comportamenti di alcuni operatori dominanti, in grado di esercitare una forte influenza nella determinazione dei prezzi».
Così l'obiettivo resta sempre quello della riduzione dei prezzi: il gas, ha infatti spiegato Ortis, «viaggia e arriva sul gasdotto controllato dall'Eni e ci sono le giuste tariffe di transito sulle quali andremo a guardare più a fondo». L'esame partirà il 27 ottobre a Bruxelles, quando l'Autorità italiana, quella austriaca e la direzione generale per la concorrenza cercheranno di capire come si produce il processo tariffario e perché non si possano da subito aumentare le capacità di trasporto.
Intanto Gazprom ha confermato ieri di aver concluso l’acquisto del 72.663% in Sibneft, compagnia petrolifera già controllata dal magnate Roman Abramovic. Si tratta della più grande acquisizione mai portata a termine sul mercato russo, e di una tappa decisiva per lo Stato verso il recupero del controllo del settore energetico.