L’Afghanistan allontana Ue e America

da Riga (Lettonia)

Finisce come doveva finire: foto di gruppo, abbracci e baci. Ma da ieri le due sponde dell’Atlantico - che proprio la Nato doveva servire ad avvicinare - sono un pizzico più distanti. Da un lato Usa e Canada, assieme agli inglesi, sono convinti che serva una sterzata decisa per affiancare agli alleati europei, anche altri soggetti. Dall’altro Francia, Spagna, Germania e Italia diffidano sulla creazione di un «gendarme mondiale» e puntano i piedi sul rafforzamento militare chiesto per mantenere l’Afghanistan sgombro dal rischio talebani.
È una cortese, ma pur sempre secca sfilza di no che hanno dovuto incassare George Bush e il segretario dell’organizzazione, l’olandese Jaap de Hoop Scheffer. Prodi ha fatto sapere di non avere alcuna intenzione «di cambiare i compiti che l’Italia ha avuto», insistendo nella linea «né un soldo né un soldato in più»; la Merkel è rimasta ostinatamente al palo e Zapatero ha fatto lo stesso. Paradossalmente solo Chirac ha concesso due elicotteri per il sud martoriato dalla guerriglia e dove i canadesi cadono come mosche (34 in poco più di un mese), ma ha ceduto perché in cambio ha avuto quel «gruppo di contatto» da definire al più presto al quartier generale di Bruxelles e che, con la presenza dei Paesi confinanti e di altri organismi internazionali, tenterà di spostare sul piano politico (e della ricostruzione) quello che oggi è solo un discorso militare.
Bush, lasciando Riga dopo la due giorni di summit, è parso comunque soddisfatto. La conferma che Kabul resta il primo e più importante obiettivo dell’alleanza e la prospettiva definita di allargare la Nato ai Balcani, lo fa ben sperare. Anche Scheffer, alla fin fine, ha inghiottito la pillola amara propinatagli da Parigi, Berlino, Roma e Madrid senza molti sforzi. A compensarlo c’è la dichiarata intenzione di tre Paesi di inviare soldati e la certezza che anche ceki, danesi e canadesi aumenteranno i rispettivi contingenti. Resta però complesso - anche se sotto il pelo dell’acqua - il discorso dell’emergenza in base alla quale anche Paesi non impegnati direttamente nel sud potrebbero esser chiamati a dar man forte contro i talebani: Prodi ha ribadito che la procedura prevede 72 ore di riflessione e una risposta caso per caso. Stesso discorso per Merkel, Chirac e Zapatero. Nessuna concessione.
Così paradossalmente, proprio il summit di Riga che si riprometteva di mettere in cantiere una superNato, si chiude nella nebbia che ieri avvolgeva la capitale lettone. Si torna a discutere fra due anni, con l’annunciato ingresso di Croazia, Macedonia e Albania e un importante partenariato (primo passo per l’adesione) di Bosnia, Montenegro e soprattutto Serbia, la quale ultima pareva lontana dal traguardo ma che sarebbe stata spinta da Bush, ma anche dall’Italia, dopo una preoccupata invocazione del suo presidente Boris Tadic, convinto che un eventuale no avrebbe riaperto le porte a istanze nazionaliste.
Ma fra due anni, se non prima, occorrerà più che festeggiare i nuovi arrivi, decidere una volta per tutte cosa fare con la Nato.