L’Afghanistan vieta film e canzoni Torna l’integralismo

Un giornalista condannato alla pena capitale per aver scaricato da internet un articolo che critica il profeta Maometto, una giovane pasthun minacciata di morte perché canta in Tv e i religiosi che vogliono controllare i programmi televisivi rei di non essere in linea con l’Islam. Le grinfie degli ulema, i pretoni islamici, stanno di nuovo avvinghiando l’Afghanistan con un’offensiva conservatrice senza precedenti.
La notizia più grave è la condanna a morte di Sayed Parwez Kaambakhsh, un giornalista di 23 anni. Il tribunale religioso di Mazar i Sharif, nel nord dell’Afghanistan, lo ha ritenuto colpevole di aver scaricato da internet e distribuito all’università un articolo «offensivo» nei confronti della religione islamica. Ieri centinaia di persone si sono radunate in piazza a Kabul, la capitale afghana, per protestare contro la condanna a morte del giornalista «blasfemo». La manifestazione è stata indetta dal piccolo partito laico della solidarietà davanti al quartier generale dell’Onu. Invece i religiosi di Mazar i Sharif, dove Kaambakhsh è stato condannato in primo grado, hanno organizzato una manifestazione per chiedere che la sentenza di morte sia eseguita il prima possibile. All’Islam duro e puro di Mazar ha fatto eco il Senato afghano. In realtà il parlamento non ha alcun potere in merito, ma il documento portava la firma di Sibghatullah Mojaddedi, l’anziano presidente del Senato. Nessuno dei 75 senatori presenti in aula, su 120, si è opposto.
Un altro caso vergognoso riguarda Lima Sahar, una giovane cantante pasthun, che partecipa ad Afghan Star, una piccola Sanremo di Kabul. La manifestazione canora viene trasmessa da Tolo tv, l’emittente privata afghana più seguita dai giovani. Lima, grazie al voto via sms, si trova al quarto posto, ma la sua colpa è l’appartenenza ai pasthun, serbatoio etnico dei talebani. Quando è apparsa in Tv i retrogradi dell’Islam l’hanno minacciata di morte e lei aveva deciso di ritirarsi. Il governatore di Kandahar, dove è nata, le ha dovuto assegnare una scorta per farla continuare a cantare. Tolo tv è da tempo nel mirino degli integralisti. Un concerto della popstar Shakira, trasmesso alla fine del Ramadan, ha scatenato accuse di blasfemia e richieste di chiusura dell’emittente.
I fondamentalisti hanno fatto una crociata anche contro i film indiani di Bolliwood, dove il massimo del sesso è un casto bacio fra i protagonisti. Secondo i preti islamici, programmi come Afghan Star «corrompono il popolo e feriscono la sacra religione dell’Islam». I film indiani «promuovono la corruzione morale, la disonestà, gli assalti sessuali, l’adulterio e il politeismo».
Il 4 gennaio il Consiglio degli ulema di Kabul ha presentato a Karzai una specie di regolamento che, se approvato, farebbe tornare il paese ai tempi dei talebani. Mulawi Jebraeli ha letto i punti salienti della proposta che punta alla «proibizione dei programmi che corrompono il popolo e prendono in giro i valori religiosi». Gli ulema dovrebbero visionare anticipatamente i programmi a rischio per controllare «se sono in linea con i valori superiori della cultura islamica». Ovviamente severe punizioni sono previste per le donne che cantano e ballano in Tv.
Il quotidiano diario di guerra registra una strage in moschea nella provincia di Helmand. L’obiettivo del kamikaze era il vicegovernatore, ma sono rimasti feriti anche dei bambini. I siti vicini ad Al Qaida hanno invece annunciato la morte di Abu Laith al Libi, pezzo grosso della rete del terrore in Afghanistan.
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