L’Agcom processa la Rai per Fazio e Annozero

Il Garante per le comunicazioni apre un’istruttoria. E Viale Mazzini
invita Santoro a contenere Travaglio: "Rispetti le regole deontologiche". Il direttore generale dell’azienda Cappon lancia un avvertimento al
conduttore: "Eventuali danni alla tv di Stato saranno oggetto di
rivalsa economica"

Roma - Nella bufera tre giornalisti e una sola azienda, la Rai. Marco Travaglio, Michele Santoro e Fabio Fazio finiscono nel mirino dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, che apre un’istruttoria sulle trasmissioni Annozero del primo maggio e Che tempo che fa del 10 maggio.

Nella prima, un ampio servizio sul V2-Day faceva da cassa di risonanza all’affondo di Beppe Grillo contro Giorgio Napolitano e Umberto Veronesi. Nella seconda Travaglio, ospite di Fazio, accusava il neopresidente del Senato Renato Schifani di presunte frequentazioni mafiose. Il senatore del Pdl ha poi querelato il giornalista per calunnia. E, mentre esplodevano le polemiche politiche, quella querela è finita a metà della scorsa settimana sul tavolo del Consiglio d’amministrazione della Rai e su quello dell’Agcom.

Dopo aver già pubblicamente stigmatizzato le dichiarazioni di Travaglio, ieri il direttore generale dell’azienda radiotelevisiva Claudio Cappon ha presentato ai vertici di Viale Mazzini le sue richieste e iniziative: la segnalazione del fatto alle strutture interne per il rispetto del Codice Etico; l’invito a Santoro perché richiami il suo collaboratore fisso ad un «rigoroso rispetto» delle regole deontologiche «secondo i termini contrattualmente previsti» e l’avvertimento che eventuali danni per le sue dichiarazioni «saranno oggetto di rivalsa economica» da parte della Rai. Si profila, così, un contenzioso tra viale Mazzini e Travaglio, che potrebbe far interrompere la sua collaborazione.

Parallelamente, parte l’istruttoria dell’Autorità che contesta la presunta violazione dell’articolo 4 (diritti fondamentali della persona) e dell’articolo 48 (compiti del servizio pubblico) del Testo unico della radiotelevisione. La decisione è stata presa a maggioranza, con 6 voti a favore (i 4 commissari del centrodestra Innocenzi, Savarese, Mannoni e Magri, più il commissario Napoli e il presidente Calabrò) e 3 contrari (i commissari Lauria, D’Angelo e Sortino). Ora la Rai ha 30 giorni per presentare le sue controdeduzioni.

Sul caso Travaglio critiche sono venute dal Pdl, ma anche da esponenti del Pd, mentre l’Italia dei valori ha difeso il giornalista e qualcuno ha agitato lo spauracchio dell’«editto bulgaro». «Sarebbe grave se lo cacciassero», avverte Silvana Mura dell’Idv. Nessuna censura, precisa Giorgio Merlo del Pd, ma le regole vanno rispettate.