L’agente Fifa: c’è un galattico nel Frosinone

Stefano Guercini: «Occhio al ventenne Carlini»

Massimiliano Morelli

Stefano Guercini, classe ’63, agente Fifa con trascorsi da centrocampista nella Lodigiani e nella Pistoiese, è un esperto di scouting. Ha collaborato con Bruno Conti nelle giovanili della Roma di alcuni anni fa e, assieme a Massimo Umberto Lattuca e Luca Urbani ha fondato la Unisport Project, agenzia di calciatori che ritrova fra i suoi assistiti Francesco Tavano, ultimo sogno del Real Madrid.
Cosa pensa dell’interessamento dei galattici per il suo assistito?
«Ovvio, siamo lusingati, il Real è la squadra più forte del mondo. Ma restiamo con i piedi per terra».
Passiamo al suo lavoro, lo scouting. Di cosa si tratta?
«È il monitoraggio di un mercato finalizzato all’individualizzazione di calciatori che, per rapporto qualità-costo, possano soddisfare le esigenze tecnico gestionali dei club».
Perché nasce questa professione?
«Perché si è ritenuto che, nel contesto globale in cui si trova il calcio di oggi, potesse essere vantaggioso per le società affidarsi a un’agenzia esterna specializzata. Per intenderci, questo è il cosiddetto “outsourcing”».
Mi descrive questo lavoro?
«Esiste una selezione di calciatori che passa attraverso informazioni che vengono filtrate per individuare i campionati qualitativamente interessanti e che offrono un panorama importante su cui lavorare. Ma oltre che nelle gare, si ha la necessità di verificare i ragazzi durante gli allenamenti, al fine di studiare l’eventuale grado di miglioramento e di prospettive».
Può farmi un esempio?
«Le posso sottolineare l’attenzione rivolta in questa stagione dai club verso i campionati del torneo di D, ove esiste l’obbligo di schierare un numero minimo di elementi nati fra l’85 e l’87».
Cosa pensa delle scuole calcio?
«Hanno un valore sociale elevato, ma hanno una competenza tecnica inferiore».
E i vivai?
«Sono convinto che occorra una normativa che implementi i settori giovanili per evitare che ci si imbatta poi in squadre italiane con solo stranieri».
Sta pensando all’Inter di Coppa?
«Undici giocatori in campo, addirittura 10 extraeuropei... un po’ troppo! Fermo restando il fatto che una crescita e un confronto ci debba essere nel momento in cui ottimi calciatori stranieri arrivano in Italia: possono far crescere i nostri professionisti».
Del tipo?
«Falcao, Platini, Gullit, Maradona, i primi che giunsero in Italia alla riapertura delle frontiere di inizio anni ’80».
L’Italia non è un Paese all’avanguardia?
«No, ma sono convinto che le nostre scuole calcio e i vivai possano essere migliorati. Magari prendendo ad esempio il modello francese. Il calcio francese è monitorato, riceve incentivi dal Governo, ha buoni tecnici di base e i ragazzi non vengono “rapiti”. Nel senso che se in Italia un 17enne non gioca, si rifugia in Inghilterra. Maresca, ex Juve, è stato uno di questi».
Basta avere piedi buoni per sfondare?
«Serve anche il fisico».
Un paio di consigli...
«Oltre a Francesco Tavano, le suggerisco il diciannovenne Massimiliano Carlini, del Frosinone. Nelle movenze ricorda Beardsley, esterno del Liverpool degli anni ’80. E con lui Dario Barraco, ventenne centrocampista del Guidonia».