L’agente segreto perde la sfida con il «Natale» della Canalis

Il più bel commento al nuovo 007 (numero 21 della cinematografia a lui dedicata) è stato lo spontaneo «Ah Robbocoppe» sparata ad alta voce da uno spettatore romano davanti alle evoluzioni, sullo schermo, di un personaggio che da agente segreto è stato trasformato in una sorta di Terminator da videogioco.
Casinò Royale è un film inopinatamente lungo (potrebbe tranquillamente finire dopo novanta minuti), freddo, esagerato (a Venezia esiste un canale dove possa tranquillamente sprofondare un edificio di quattro piani?) che traspone il primo romanzo di Ian Fleming dedicato all’agente segreto più famoso del pianeta cinema, quello, in sostanza, che spiega come James Bond divenne un agente da doppio zero.
Il nemico di Bond si chiama Le Chiffre, qui, esaurito il «pericolo russo», nella versione banchiere che finanzia organizzazioni terroristiche. Il nuovo 007 sventa un attentato lasciando nei guai il suo rivale, costretto così ad organizzare una partita a poker, nel Montenegro, per saldare il debito con un signore della guerra. Il governo, tramite la bella contabile Vesper Lynd, spedisce Bond tra i ricchi partecipanti per stanare il perfido Le Chiffre. La partita a poker è l’unica che merita di essere vista (pur con tutti i limiti imposti dalle riprese di un tavolo da gioco) ed è quella dove, quanto a dialoghi, si supera il didascalico.
Daniel Craig, erede di Brosnan, atletico e con un viso che piace, occhieggia a McQueen ma non ha il fascino di Connery. Avrà modo di perfezionarsi nel ruolo, magari lasciando il joypad ad altre pellicole.
Quanto ad Apocalypto, tormentata e discussa pellicola di Mel Gibson, il primo accostamento che ti viene da fare, al di là delle polemiche, è con film come Rambo o Predator, non certo ad un genere storico che qui sembra quasi pretestuoso e distratto. La trama, banalotta, si riduce in, praticamente, due ore di caccia al buono, un survival adrenalinico dove la violenza si vede (è inutile negarlo) ma sicuramente in misura minore di The passion, tanto per restare allo stesso regista, o di uno delle decine di teen movie di genere horror (quelli sì qualcuno farebbe bene ad andarli a vedere) di cui sono infarciti i cartelloni cinematografici.
Alcuni ragazzotti, in sala, abituati a ben altre scene grandguignolesche, si meravigliano del tanto clamore, confessandoci onestamente che senza polemiche, quasi sicuramente, non avrebbero speso i soldi per il biglietto. Da premiare il mantenimento della lingua originale, maya yucateco, con ricorso ai sottotitoli, esattamente come nel già citato The Passion, e la scelta di attori non professionisti che, quanto ad espressioni, fanno impallidire qualche volto noto del grande schermo americano.
I film più visti a Genova dall’1 al 7 gennaio 2007
1) Natale a New York; 2) Casinò Royale; 3) Giù per il tubo; 4) Eragon; 5) DÉjà Vu; 6) The prestige; 7) Apocalypto; 8) Un’ottima annata; 9) Olè; 10) Commediasexi.
maurizio.acerbi@ilgiornale.it