L’aggregazione tra le società di energia e servizi servirebbe a fermare possibili acquisizioni dall’estero. I tempi però non sembrano ancora maturi Multiutility, Brescia rilancia il megapolo del Nord

Il presidente di Asm, Capra: «Pronto a mettermi d’accordo con i colleghi. Favorevole l’ad di Iride, Garbati: «Economie di scala»

da Milano

Torna l’ipotesi della super-utility del Nord Italia, della maxi-aggregazione che dovrebbe portare a integrarsi cinque società di energia e servizi: Aem Milano-Asm Brescia, Enia (Reggio Emilia-Parma-Piacenza), Hera (Bologna) e Iride (Torino-Genova). L’idea è stata rilanciata ieri durante un convegno dedicato all’integrazione Aem-Asm cui hanno partecipato i vertici delle cinque società. Nessuno ha chiuso la porta, ma i tempi non sembrano ancora maturi.
Il più convinto tra i manager presenti è sembrato il presidente di Asm, Renzo Capra: «Sono pronto ad andare insieme ai miei colleghi nel più breve tempo possibile verso un’unica società. È una necessità metterci assieme per difendere il nostro futuro in un mercato che ha dimensioni europee». Insomma, la grande aggregazione dovrebbe servire per fermare possibili appetiti esteri, anche se ovviamente bisognerà fare i conti con i regolamenti dell’Unione europea.
«La perdita di sovranità che comporterebbe un’aggregazione ad ampio spettro - ha sottolineato il vicepresidente della neomatricola di Borsa Enia, Marco Elefanti - potrebbe essere più plausibile di una progressiva perdita di controllo. Non mi sembra però ci siano le condizioni. Se ne è parlato, ma l’ipotesi langue da un po’ di tempo». Di parere opposto l’amministratore delegato di Iride, Roberto Garbati. «Mi auguro che si vada rapidamente a un’ipotesi di questo tipo. La nostra società - ha spiegato il numero uno della società nata dalla fusione tra Aem Torino e Amga Genova - ben si presterebbe a questo progetto, che porterebbe a economie di scala e di scopo. Mi auguro che si vada verso questo obiettivo», facendo anche intendere che è un percorso quasi obbligato per evitare che soci esteri entrino nel capitale delle multiutility italiane. Infatti, se questo non avvenisse, se cioè le utility del Nord non optassero per la mega-operazione, si dovrebbe prendere in considerazione l’eventualità che si faccia avanti qualche operatore estero.
«L’impresa straniera - ha comunque aggiunto Capra - non va assolutamente demonizzata. L’apertura dei mercati sicuramente non si fermerà alla frontiera». Quanto al presidente di Hera, Tomaso Tommasi di Vignano, ha commentato che la proposta è «senz’altro possibile». Il numero uno della multiutility bolognese ha voluto anche sottolineare che occorre «evitare che si pensi che le aggregazioni di questo genere possano avvenire per decreto. Ci deve essere una trattativa vera - ha puntualizzato Tommasi di Vignano - e occorre portare a casa risultati effettivi».
E per le utility, in generale, è arrivata ieri pure una bacchettata da parte del presidente delle Corte dei conti, Tullio Lazzaro: «Alcune società nel settore delle utility sono state create per sfuggire alle regole sull’indebitamento complessivo degli Enti locali».