L’Aiea si arrende: «Il nucleare iraniano resta un mistero»

Cinque anni dopo la pazienza di Mohmmed El Baradei e degli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’Energia atomica (Aiea) è agli sgoccioli. Adesso non vi sono più né se né ma, anche l’imparziale Aiea denuncia l’ostruzionismo di Teheran, lo accusa d’ostacolare il lavoro degli ispettori e spiega che quelle manovre impediscono di verificare se i progetti della Repubblica islamica abbiano finalità civili o militari.
L’atto d’accusa e l’ammissione d’impotenza sono la parte centrale dell’ultimo rapporto indirizzato al Consiglio di Sicurezza. «L’Aiea non è stata messa in grado di fare alcun sostanziale progresso», spiega il documento illustrando gli ostacoli che da maggio rendono impossibile il lavoro degli ispettori e determinano un’impasse «assai preoccupante». Il rapporto, reso pubblico ieri, suscita l’immediata reazione di Washington che ribadisce la necessità di nuove e più dure sanzioni se Teheran non sospenderà il processo d’arricchimento dell’uranio e non consentirà agli ispettori dell’Aiea di portare a termine tutte le verifiche. «Questo rapporto dimostra una volta di più che l’Iran rifiuta di cooperare con la comunità internazionale. L’atteggiamento di sfida assunto dal regime non fa che aumentare l’isolamento del popolo iraniano – dichiara dalla Casa Bianca il portavoce Gordon Johndroe – chiediamo all’Iran di sospendere le attività di arricchimento dell’uranio per evitare di fronteggiare nuove sanzioni oltre a quelle già esistenti». «Siamo arrivati a un punto morto, siamo totalmente bloccati», ammettono intanto i funzionari dell’Aiea, commentando gli ostacoli posti da Teheran. Quegli ostacoli «impediscono - spiega il rapporto - di fornire qualsiasi credibile assicurazione sull’assenza di materiale nucleare e su altre attività non dichiarate». E intanto, l’ambasciatore iraniano presso l’Agenzia fa sapere che l’Iran proseguirà le sue attività d’arricchimento, malgrado il nuovo rapporto e gli appelli del Consiglio di Sicurezza.
Gli ispettori dell’Aiea non sono, in pratica, nelle condizioni di verificare le prove esibite da alcuni dati d’intelligence sul programma segreto sospeso nel 2003 che prevedeva progetti per la costruzione di una testata nucleare e la modifica di alcuni vettori missilistici per metterli in grado di trasportare armi atomiche. Analizzando le attività nucleari in corso, il documento dell’Aiea conferma il funzionamento a pieno regime di circa 3800 centrifughe installate nei sotterranei dei laboratori del sito nucleare di Natanz e dà per imminente la messa in linea di altri 2000 dispositivi.
Grazie all’attività dell’impianto di Natanz, Teheran ha accumulato – stando ai calcoli dell’Agenzia atomica - circa 480 chili di uranio utilizzabile come combustibile nucleare. Quando raggiungerà quota 1700 chili basterà aumentarne il livello di arricchimento fino a oltre il 90 per cento per ottenere - spiegavano ieri alcuni tecnici dell’Aiea - il quantitativo minimo per la produzione del primo ordigno nucleare. E il raggiungimento di quella soglia critica non richiede, al ritmo attuale, più di due anni di lavoro.
Intanto, mentre il comandante della forza aerea iraniana, Ahmad Mighani, annuncia lo svolgimento di esercitazioni in 30 province del Paese, le notizie della vendita a Israele di mille bombe intelligenti americane in grado di penetrare i più protetti bunker sotterranei moltiplica le voci di un possibile blitz sulle installazioni nucleari. Il via libera per la cessione a Israele di oltre mille bombe Gbu 39 del valore di circa 77 milioni di dollari è stato annunciato venerdì scorso dal Pentagono. I nuovi ordigni pur pesando «soltanto» 113 chili hanno la stessa efficacia di una bomba da una tonnellata e montano un sistema di guida che garantisce un raggio d’errore non superiore agli otto metri.