L’aiutino è alla Signora, aggancio all’Inter fatto

Juve 1, Fiorentina 0. Viola sfortunati ma colpevoli in difesa. Annullato gol regolare di
Gilardino. Decide Marchisio. Del Piero inventa ma scoppia il caso:
sostituito, s’infuria

Domenico Latagliata

Nel giorno del sesto anniversario della morte di Giovanni Agnelli - ricordato una decina di minuti prima dell'inizio della partita con un filmato che ha ripercorso alcuni dei momenti più significativi della storia bianconera - la Juventus batte la Fiorentina 1-0 (Marchisio) con una prestazione vecchio stampo: grande grinta, tanta sostanza e anche un paio di sviste arbitrali che faranno infuriare ancor di più la famiglia Della Valle. Perché è vero che i bianconeri mica ci possono fare nulla se alcune decisioni vengono prese a loro favore, ma nel primo tempo i viola si lamentano per due decisioni a loro clamorosamente sfavorevoli: prima un aggancio di Mellberg su Jovetic lanciato a rete quando ancora si era sullo zero a zero, poi una rete annullata ingiustamente a Gilardino, pescato in un fuorigioco che non c'era dopo che Buffon non aveva trattenuto un bolide di Montolivo successivo a una traversa di Santana. Insomma: fuochi d'artificio che non passeranno inosservati e polemiche già arrivate, con la squadra viola che ha deciso il silenzio stampa.
Dopo di che, la Juve ha svolto perfettamente il suo lavoro e la Fiorentina anche: senza Sissoko e Molinaro, Ranieri si affida come previsto a Marchisio e De Ceglie, i due baby ex Primavera. Il primo trova anche il modo di festeggiare il suo primo gol in assoluto tra i «grandi», sfruttando al meglio un assist al bacio di Del Piero che manda a ballare mezza difesa toscana: il secondo fatica al solito in copertura, ma mica è colpa sua se quello del quarto difensore in linea non è proprio il suo ruolo. Partita vivace: la Fiorentina, volendo dimenticare le due sconfitte in fila, gioca a viso aperto ed è un bene per lo spettacolo, visto che la Juve riparte appena possibile scatenando sia Nedved che Marchionni sugli esterni. La Signora passa in vantaggio dopo una ventina di minuti, i viola tracimano rabbia e furore e, dopo l'episodio incriminato con la rete annullata a Gilardino, restano dalle parti di Buffon sfiorando di nuovo il pareggio con un colpo di testa di Kroldrup nel finale. Arriva però anche il tempo dello show nello show: Marchionni contro Frey, due volte nello spazio di tre secondi, con il portiere viola che mette tutto il suo corpaccione per impedire al capitano bianconero di batterlo per l'undicesima volta in carriera.
La Fiorentina si rovescia nella metà campo bianconera anche appena iniziata la ripresa: Kuzmanovic prende il posto di Gobbi, la Juve si rintana a difesa di Buffon, speculando il più possibile e già immaginando l'aggancio all'Inter. Pasqual scalda i guantoni di Buffon, lo stesso fa Grygera con Frey che si rifugia in angolo. Marchisio e Zanetti continuano a cucire e ricucire, la Fiorentina patisce l'assenza di Mutu perché il buon Jovetic, talento vero, manca ancora della necessaria concretezza per fare la differenza a questi livelli. Felipe Melo, già pungente in settimana («arbitro permettendo, possiamo battere la Juve»), arroventa ancor più l'atmosfera scontrandosi con Zanetti e facendo la faccia cattiva. Quell'altro, ovviamente, non cede di un millimetro e, insomma, i toni agonistici salgono ancora. Del Piero avrebbe avuto sui piedi l'occasione per chiudere il match a metà ripresa, però stavolta spara alto. Montolivo predica, ma non tutti i suoi compagni ne capiscono le intuizioni. Quando, a metà ripresa, Gilardino mette il piede nel miglior modo possibile per deviare in rete il solito cross di Pasqual dalla sinistra, sale in cattedra Buffon: la deviazione pressoché miracolosa, di piede anch'essa, lancia un segnale alla partita e al campionato. Entra Giovinco per Del Piero (seconda volta consecutiva: il capitano non gradisce e, prima di sedersi in panchina, getta la giaccavento per aria) e il Piccoletto fa anche in tempo a far fare un'altra bella figura a Frey. Alla fine: missione compiuta e Inter raggiunta. Oggi tocca alla banda di Mourinho rispondere: la sfida è più che mai lanciata. Peccato solo che Saccani e il suo assistente Copelli non abbiano vissuto una serata degna della bellezza della partita.