L’ala nordista del Pdl sbotta contro la Lega: "Basta populismo, non potete dire solo no"

Nervi tesi tra le file del Popolo della libertà per i diktat del Carroccio sulla manovra. Lunedì vertice tra Bossi e Berlusconi prima che il testo del decreto arrivi in Senato. Sui tagli alle pensioni <strong><a href="/interni/sui_tagli_pensioni_calderoli_fa_populista_ma_apre_trattativa/basket-afghanistan-rf/26-08-2011/articolo-id=541904-page=0-comments=1" target="_blank">Calderoli fa il populista ma apre alla trattativa</a></strong>

Roma Berlusconi ostenta ottimismo ma con la Lega continua il braccio di ferro su enti locali, previdenza e Province. Il premier incontrerà Bossi lunedì prossimo, in zona Cesarini per poter presentare in Senato gli emendamenti alla manovra. Sulla carta è tutto fermo, con il Carroccio arroccato sulle proprie posizioni: nessuna riforma delle pensioni, no all’abolizione delle Province, no ai tagli agli enti locali. Muro su tutto, anche se rumors di Palazzo sostengono che, alla fine, «il Carroccio cederà proprio sulle Province. Più facile che aprano su quello piuttosto che sulla revisione del sistema pensionistico».

Ma non è detta l’ultima parola. Nell’attesa del summit tra Silvio e Umberto - che il ministro Matteoli giura sarà chiarificatore perché «da anni si parla di rottura ma poi il rapporto si consolida» - Alfano prosegue nel suo lavoro. Incontra tutti: rappresentanti delle Province, quelli dei Comuni, il ministro Calderoli, nonché gli esponenti di maggioranza più scettici nei confronti di una manovra troppo deficitaria in termini di sviluppo e tagli alla spesa. Sul tavolo di Angelino la proposta degli ultraliberali: costringere ogni ministero a tagliare il 25% dei propri organici.

Ma anche quella di Popolo e Territorio di Silvano Moffa: «Facciamo subito un vertice di maggioranza tra noi, Pdl e Lega e discutiamo di tutto. Per esempio: possibile che 9,5 miliardi di euro l’anno vadano a più di mezzo milione di baby pensionati, andati a riposo dopo 14 anni, 6 mesi e un giorno di lavoro?».

Insomma, un grosso lavoro di sintesi proprio mentre nel Pdl soffia il vento della rivolta contro la Lega. Già l’altra sera, durante la riunione del direttivo del partito, in molti avevano arricciato il naso sui troppi diktat del Carroccio. Anche tra chi ieri aveva un atteggiamento benevolo nei confronti del Senatùr. Non è una gran notizia se l’irritazione nei confronti dei padani arriva dal tandem Polverini-Alemanno, che anche ieri in quel di Rimini hanno battibeccato con il ministro Calderoli sul tema del trasferimento delle risorse a Roma e nel Lazio.

Lo è di più se la stizza contagia anche i cosiddetti «nordici» del Pdl, tradizionalmente non distanti dal Carroccio. Da Corsaro a Crosetto, da Formigoni alla Comi, da Stracquadanio a Napoli, lo sfogo contro la Lega tocca ora picchi elevati. Eclatante l’irritazione di uno sempre felpato come Cicchitto che l’altra sera s’è lamentato con Alfano: «Sulle pensioni Bossi sta facendo del populismo operaista». E che dire del vicecapogruppo alla Camera e lombardo doc, Massimo Corsaro, che, da sempre vicino alle istanze leghiste, s’è però rivolto ad Alfano così: «Adesso basta con i loro veti, Angelino. Facciamo rispettare le nostre posizioni». Al Giornale spiega: «La verità è che fino ad oggi i leghisti pensavano che il rapporto col governo fosse limitato al rapporto con Tremonti.

Errore. In una logica di coalizione ci si confronta col Pdl, partito di maggioranza relativa». E ancora: «Trovo puerile e strumentale il loro atteggiamento sulle pensioni: spaventano inutilmente gli italiani. Nessuno vuole tagliare la previdenza. Mentre sulle Province mi devono spiegare perché dicono che sono contro la burocrazia ma poi le vogliono difendere». Anche il vicecoordinatore lombardo, l’eurodeputata Lara Comi, attacca: «In questa fase storica non è possibile rimanere immobili e difendere il proprio orticello». Irritato dal Carroccio pure il governatore lombardo Formigoni, secondo cui «Non possono dire soltanto “no”». Decisamente furibondo il gigante cuneese Crosetto che ieri ha attaccato a testa bassa Calderoli: «Dopo aver sentito e letto le dichiarazioni di Calderoli sia sulle proposte del Pdl, sia sulle nuove idee, ritengo opportuno lasciare totalmente il campo libero».

Poi l’affondo sarcastico: «Approfitterò del tempo risparmiato per dedicarmi, nel tempo libero dal lavoro, a cose più confacenti. Magari mi metterò a trapanare denti, fare estrazioni di molari e ortopanoramiche», con ironico riferimento al mestiere di Calderoli. Ironia anche per l’altro ultraliberale, Stracquadanio: «La Lega sta diventando il Prc del centrodestra: un fattore di freno della maggioranza». Poi, il commento più politico: «Se vuole la caduta del governo lo chieda in modo esplicito». Mentre Osvaldo Napoli sbuffa: «Capiscano che ora sono necessarie riforme strutturali e mettano da parte gli interessi di partito per andare incontro agli interessi del Paese».