L’«albergatore» cucina successi

«Produrre un concerto di Renato Zero è stato come per un tifoso giocare una partita al fianco di Maradona»

Provarci. Anche se il destino sembra averla già tracciata, la strada della vita per te. Una strada niente male, a dire la verità: da tranquillo e ricco albergatore nella tranquilla e ricca Santa Margherita. Eppure. Eppure, a raccontarlo con i versi de Il Mercato del Broncio di Ivan Segreto, una delle sue ultime scoperte, si canterebbe così, quello che provava Rudy Zerbi davanti a quella strada già (apparentemente) scritta: Ho una vita che sa avere molta fame/ e devo darle vita perché di questo vive.
Ecco. Era affamata, la vita di Rudy Zerbi. Ma di un cibo solo: la musica. Così, a patto di sentirsi «la pecora nera della famiglia» («come mi hanno sempre additato, all’inizio» racconta oggi divertito) dice no, a quel futuro tanto comodo quanto lontano dai sogni di note e canzoni che cullava fin da piccolo. E prende in mano il suo destino. Per riscriverlo, daccapo. «Perché nella vita non c’è niente di peggio che vivere di rimpianti» sentenzia ora che in quella partita con la sorte ha trionfato.
È la radio, il primo colpo di fulmine lavorativo. «Radio Tigullio, che oggi non esiste più. L’ho fatto per amore della musica». Sempre per amore della musica, Rudy Zerbi sale e scende sui treni che da Santa portano a Milano: «seguivo i concerti, poi andavo alla stazione Centrale e tornavo a casa. Lo facevo per arricchirmi: perché se una persona ha un interesse, deve fare di tutto per coltivarlo». Per quell’interesse, la musica, Rudy Zerbi ha lasciato Santa e la Liguria. Destinazione, manco a dirlo, Milano. «Dopo i 18 anni, finita la scuola superiore (per la cronaca, in un liceo dove i professori insegnavano pane e arte, visto che, a pochi banchi di distanza, Zerbi aveva quella Vanessa Beecroft oggi artista super quotata nel mondo per le sue “nude” performances da Museo Guggenheim), con una scusa di fare l’università a Milano mi sono trasferito» racconta. Ancora lavoro nella radio (Number One prima, 101 Network dopo); poi, dopo un paio d’anni, la svolta. «Sono stato chiamato dalla Sony, per occuparmi di promozione e marketing. Per quattro anni ho fatto il direttore marketing, prima di passare al ruolo che tutt’ora ricopro: quello di direttore artistico della Sony Italia». Da lì, nessuno lo considera più la «pecora nera della famiglia». E oggi, a 39 anni, con una moglie a fianco e due bambini, Rudi guarda quello che poteva essere (magari specchiato nella vita del fratello Stefano, presidente dell’associazione albergatori di Santa) e quello che, invece è davvero: il sogno cullato fin da bambino, e diventato realtà.
«Oramai sono direttore marketing della Sony Italia da undici anni. E non smetto di emozionarmi, come se fosse ogni volta il primo giorno. Mi piace vedere nascere una canzone, seguirla nel suo sviluppo e pensare che, da lì a breve, verrà cantata dalla gente. Mi entusiasmano le giornate lavorative condivise con i grandi della musica italiana, da Zero a Celentano, a Morandi». Infinita la lista degli artisti con cui ha lavorato: dalla Vanoni a Zero, da Baglioni a Battiato, passando per Ivano Fossati, Daniele Silvestri, i Lunapop e Morgan, Alexia e Ivan Segreto, di cui preannuncia un secondo album alle porte («un disco bellissimo. Ancora più del primo») solo per citarne dieci. Fra i ricordi più belli, Zerbi ne estrae due, dal cassetto: «Ero e sono tuttora un grandissimo fan di Renato Zero. L’ho sempre seguito, dappertutto. A pochi giorni dalla mia assunzione in Sony, mi hanno comunicato che Zero sarebbe passato sotto la nostra etichetta. Fare la mia prima riunione con lui, parlare del nuovo lavoro da produrre, è stata un’emozione davvero difficile da spiegare con le parole. Ci si avvicina un’immagine: quella di un tifoso di calcio, che ha l’opportunità di fare una partita con Maradona». Il secondo brivido, viene dal ricordo di Faber: «non dimenticherò mai il tour “Le Nuvole” con Fabrizio De André. Resterà impresso nel mio cuore, e nella mia mente, per sempre».
Lui, il «quarto della Gialappa’s Band» come può essere ribattezzato a ogni Festival di Sanremo (quando, con il trio Gherarducci - Santin - Taranto regala il miglior festival di Sanremo, su Radio 2), che al suo successo aggiunge quanto basta di tv (come «Operazione Trionfo» con Bosè «Sei un mito» con la Capua e Teocoli), sceglie di non fare un elenco, dei suoi successi. Ma di lanciare un «appello» ai giovani. «Io non ho avuto agevolazioni da persone importanti, né aiuti di alcun genere: ho soltanto creduto fermamente in ciò che facevo. Ora, invece, fra i giovani noto un po’ di pigrizia mentale: quei giovani che, troppo spesso, preferiscono lagnarsi e “sedersi”, invece che muoversi e lottare per riuscire nel lavoro». Nel Mercato del Broncio, bisogna sempre stare in ascolto. Perché c’è sempre una vita che sa avere molta fame/ e bisogna darle vita perché di questo vive.