L’albergo a luci rosse si tinge di giallo

Si legge in mezz’ora. Forse nemmeno. Perfetto sulla sdraio tra un bagno e l’altro. O dove vi pare, anche in città. Mauro della Porta Raffo, alla faccia il nome chilometrico, ha l’impagabile dono della sintesi. Che risalta in pieno nel suo ultimo romanzo, breve, manco a dirlo, Albergo a ore (Macchione, pagg. 48, 12 euro). Con un sottotitolo che spiega e non spiega, restando volutamente nel vago: Verso la fine degli anni Ottanta, una città del nord, in periferia o quasi. È la storia di un tale, che parla in prima persona, ma che preferisce dire il meno possibile sul proprio oscuro passato, che s’improvvisa portiere d’hotel. Vanno su e giù coppie sempre uguali, come in una canzone della Vanoni. Verso la fine il rosa si tinge di giallo. Val la pena di leggerlo. Se non altro per scoprire come va a finire.