L’alibi di Sollecito fa acqua: "Il suo pc era spento"

La polizia postale smentisce le dichiarazioni del giovane: "Nessuno usò il computer tra le 21 e le 5 di mattina"

Milano - Il computer lo mette nei guai. Raffaele Sollecito, il ragazzo pugliese accusato dell’omicidio di Meredith, il fidanzato di Amanda, l’uomo che colleziona coltelli, ha sempre raccontato di aver passato la notte tra il primo e i 2 novembre a casa, al computer. Ma la perizia della polizia postale sul pc sembra smentirlo: «Non c’è stata interazione umana né con il pc né con le reti internet tra le 21.10 e le 5.32». L’esame è stato fatto anche attraverso l’analisi dei «file di log» forniti dal gestore della connessione ad internet. I legali del ragazzo, Marco Brusco, Luca Maori e Tiziano Tedeschi sostengono invece di avere le prove che Sollecito abbia lavorato al computer fra le 19.33 e l’una e 33. Si annuncia una guerra tra periti.

Raffaele Sollecito vuole intanto andare avanti anche in carcere con il suo lavoro di stesura della tesi di laurea in ingegneria e per questo ha ripreso i contatti con il suo relatore. Lo ha detto suo padre, Franco, che ieri mattina l’ha visitato in carcere trovandolo rinfrancato, anche se ancora non si era appresa la notizia della cattura del «quarto uomo». «L’ho trovato più sereno, rispetto alla scorsa settimana», ha detto. Lo studente di Giovinazzo ha riferito a suo padre che in carcere sta avendo modo di confrontarsi con psicologi e assistenti sociali, ma anche con qualche detenuto suo vicino di cella. «Raffaele continua a scrivere - ha detto Franco Sollecito - e tra l’altro ha inoltrato una domanda scritta, con il consenso del direttore del carcere, al suo relatore di tesi chiedendo di poter concludere il lavoro che aveva solo consegnato in bozza». Una domanda inoltrata giorni fa alla quale non è giunta ancora risposta. Raffaele dichiara di non aver mai conosciuto Rudy, l’ivoriano arrestato in Germania. Sarebbero due perfetti estranei.