L’ALIGHIERI

Il poeta fu protagonista di una azione diplomatica che cambiò la storia nella terra di confine con la Toscana

Annalisa Caveri

Dante e la Liguria. Settecento anni fa il Poeta concludeva la pace di Castelnuovo Magra: era il 6 ottobre 1306.
Tutti conoscono Dante come autore della Divina Commedia, poema che lo ha consacrato ai massimi vertici della letteratura di tutti i tempi, ma forse non tutti sanno che il Sommo Poeta e` stato anche l'autore di un'importante pagina di storia nostrana, scritta in quella terra di confine della nostra Liguria ove, per dirla con sue parole, il Magra per cammin corto parte lo Genovese dal Toscano. Qui egli trascorse un periodo della sua difficile vita da esule e fu il protagonista di un'azione diplomatica che cambiò il corso della storia locale. Di tale evento rimane preziossima testimonianza in un manoscritto notarile, oggi conservato presso l'archivio di Stato della Spezia.
La storia: i Malaspina e i vescovi nella Lunigiana medievale.
…«se novella vera di Val di Magra o di parte vicina sai, dillo a me, che già grande là era. Fui chiamato Corrado Malaspina; non son l'antico ma di lui discesi; a' miei portai l'amor che qui raffina». (Pur.VIII, 115-120).
Nel 1306 Dante Alighieri, esule da Firenze, fu ospitato in Lunigiana dai marchesi di Malaspina. Durante il soggiorno, protrattosi per parecchi mesi, l'Alighieri ricevette il gravoso incarico di mediare e portare a conclusione la pace tra i marchesi e il potente vescovo di Luni. La storica intesa, siglata da Dante in Castelnuovo Magra, mise fine ad una lunga disputa tra i Malaspina e i vescovi-conti per il controllo di alcune proprietà in Lunigiana.
Questa regione nel Medioevo comprendeva molti territori odierni di Val di Vara e di Val di Magra, del Golfo della Spezia e del versante Apuano.
Nel 1221 Opizzino e Corrado Malaspina (quest'ultimo ricordato da Dante come l'antico) divisero i possedimenti della Val di Magra, ereditati dal casato degli Obertenghi, dando origine ai due rami dello Spino Secco e dello Spino Fiorito: al primo andarono la Val Trebbia e le regioni ad ovest del Magra, mentre al secondo rimasero la Valle Staffora e le regioni ad est del fiume.
I vescovi, che guidavano fin dall'alto Medioevo la Diocesi di Luni, nel XII secolo ottennero di estendere ulteriormente la loro giurisdizione su alcune zone della Val di Magra. Da ciò nacquero i conflitti che nel corso di ben due secoli videro contrapposti i vescovi e i marchesi e, con loro, al seguito degli uni o degli altri, schiere di milizie, di clienti, di amici e di vassalli. Ad ogni guerra succedeva una pace e quella stipulata da Dante il 6 ottobre del 1306 fu l'ultima di una lunga serie.
Tra i territori contesi ricordiamo Arcola, Beverino, Bolano e Calice. Sarzana e Castelnuovo Magra furono invece sedi vescovili.
Sarzana divenne sede ecclesiastica nel 1204 poiché Luni, dopo un periodo di grande splendore, fu gradualmente abbandonata dalla popolazione, a causa delle continue scorribande dei barbari e del progressivo interramento del porto. I bianchi marmi che avevano reso celebre Luni e la successiva, inevitabile decadenza della città verranno da Dante cantati nella Commedia.
Castelnuovo Magra fu scelta dai vescovi per la sua posizione dominante sulla piana del fiume; essi vi eressero un castello di cui oggi rimangono importanti resti, come l'imponente torre quadrangolare. Proprio in quel castello fu siglata la storica intesa tra il vescovo Antonio Nuvolone da Camilla ed il procuratore dei Malaspina, Dante Alighieri.
La pace di Dante.
Tragge Marte vapor di Val di Magra ch'è di torbidi nuvoli involuto; e con tempesta impetüosa e agra sovra Campo Picen fia combattuto; ond'ei repente spezzerà la nebbia, sì ch'ogne Bianco ne sarà feruto. (Inf. XXIV, 145-150).
La mattina del 6 ottobre 1306, in Piazza Calcandola - oggi Piazza Matteotti - a Sarzana, Dante Alighieri ricevette una procura in bianco, plenipotenziaria, dal notaio Giovanni di Parente di Stupio per conto di Franceschino Malaspina e di tutto il casato dello Spino Secco.
Quello stesso giorno, salito al Castello dei Vescovi, Dante siglò la pace con Antonio Nuvolone da Camilla.
Considerati i rilevanti interessi dei contendenti e la lunghezza secolare delle dispute (a rimarcare l'efferatezza delle quali basti ricordare che il vescovo precedente, Enrico da Fucecchio, fece decapitare tre ambasciatori malaspiniani che chiedevano conto dell'occupazione dei castelli di Bolano e della Brina), questa pace fu certamente il risultato di un prolungato ed assiduo lavoro diplomatico condotto dall'Alighieri in terra di Lunigiana. L'impegno lo portò a spostarsi e a sostare in diversi luoghi della regione, i ricordi della quale emergono in molti passi della sua opera maggiore.
Un ruolo nella soluzione delle controversie ebbe forse anche la parentela che il vescovo Antonio poteva vantare con Alagia Fieschi, nobildonna appartenente al potente casato dei Fieschi, conti di Lavagna, andata in sposa nientemeno che a Moroello Malaspina (il vapor di Val di Magra citato nella Commedia).
Dal canto loro i Malaspina, in maggioranza fieri ghibellini, affidandosi alla mediazione di un guelfo di parte bianca, quale Dante, fecero una scelta molto avveduta, guadagnando così la fiducia della controparte. Il Poeta fu, perciò, il mediatore ideale in grado di tutelare sia gli interessi ghibellini della corte malaspiniana, che quelli guelfi della curia vescovile.
La pace sortì effetti politici di indubbio rilievo poiché se da un lato rafforzò la posizione dei Malaspina nei confronti del guelfismo, dall'altro segnò il declino del potere temporale dei vescovi di Luni nella regione. Per il mediatore Dante essa avrebbe invece potuto rappresentare un'ottima credenziale da esibire al momento giusto per fare ritorno nell'agognata patria. Infine, l'esercizio condotto sul campo nel concludere l'accordo, costituì un'esperienza ottimale da cui Dante certamente attinse nel formulare molte delle concezioni politiche espresse nella Commedia e nella Monarchia.
Uno straordinario manoscritto.
Le vostre cose tutte hanno lor morte, sì come voi; ma celasi in alcuna che dura molto…(Par.XVI, 79-81).
Sopravvissuto all'oblio, all'incuria e alle devastazioni il manoscritto attestante il conferimento della procura all'Alighieri, congiunge materialmente il nostro tempo a quel lontano ottobre del 1306 e consegna all'immortalità della storia un importante episodio della vita del nostro maggiore poeta.
Dal punto di vista storico la scrittura notarile ha una valenza notevolissima nella biografia dantesca, in quanto costituisce uno dei pochi dati comprovanti con assoluta certezza la presenza del poeta nei luoghi dell'esilio. Il manoscritto originale, in sette fogli cartacei estrapolati dal registro del notaio sarzanese Giovanni di Parente di Stupio, è conservato presso l'Archivio di Stato della Spezia.
Esso contiene tre serie di documenti: la procura conferita a Dante dai Malaspina, gli atti della pace stipulata con il vescovo e le transazioni seguite agli accordi per la soluzione di vertenze aperte tra il vescovo e i marchesi.
La straordinaria documentazione fu rinvenuta casualmente nel 1765 nell'Archivio Circondariale di Sarzana e sfuggì miracolosamente ad un incendio verificatosi durante la seconda guerra mondiale. Gli atti, trasferiti temporaneamente in una vicina parrocchia, furono successivamente donati all'Archivio Notarile Distrettuale della Spezia e nel gennaio 2005 pervennero alla loro attuale collocazione.
I sette fogli manoscritti risultavano assai danneggiati sia dall'azione del tempo, sia dall'intervento umano. Per riportare alla luce una supposta firma originale di Dante (non era uso a quell'epoca firmare gli atti) erano stati, infatti, utilizzati reagenti chimici che ne avevano compromesso maggiormente la gia` fragile struttura, rovinata dall'umidità e da un'ampia macchia scura, prodotta da oli di natura vegetale ed animale.
Attualmente il documento è stato sottoposto ad alcuni competenti restauri, grazie ai quali sono state recuperate parti molto deteriorate. Un primo intervento, di carattere virtuale, è stato condotto mediante l'utilizzo di un'innovativa tecnica digitale che ha permesso la lettura di frammenti che sembravano irrimediabilmente cancellati. A questo è seguito un delicato restauro di tipo tradizionale, condotto nel luglio di quest'anno.
Il 6 ottobre 2006, dopo settecento anni, questo straordinario manoscritto è stato esposto nel palazzo del Municipio di Castelnuovo Magra, per concessione dell'Archivio di Stato della Spezia, nella cui sede è ora nuovamente tornato a disposizione del pubblico.