L’allarme di Barak: "L’Iran prepara un’altra Hiroshima"

Il ministro israeliano: "Teheran inganna l'Occidente. Ormai a buon punto una rete di siti nucleari clandestini". Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu sta già valutando la risoluzione contenente le nuove sanzioni contro la Repubblica islamica

La condizionale per Teheran è finita. La presunzione d’innocenza garantita dal rapporto dei servizi segreti americani dello scorso autunno non basta più. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu sta già valutando la risoluzione contenente le nuove sanzioni contro la Repubblica islamica. Israele lancia, invece, una nuova offensiva divulgando le informazioni raccolte dal Mossad e dall’intelligence militare sul fronte nemico.
Quelle informazioni, spiega in un’intervista al Washington Post il ministro della Difesa Ehud Barak, delineano l’esistenza di strutture e impianti clandestini in cui i tecnici controllati dai Guardiani della Rivoluzione studiano e sperimentano l’assemblaggio di testate nucleari. «Per quanto ne sappiamo i loro piani sono ad uno stadio avanzato e hanno superato il livello del cosiddetto progetto Manhattan» spiega Barak facendo riferimento al progetto segreto che portò alla costruzione degli ordigni sganciati su Hiroshima e Nagasaki. Lo scenario, tratteggiato dall’intelligence israeliana sembra delineare l’esistenza di laboratori assolutamente sconosciuti agli ispettori dell’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica). «Sospettiamo che stiano già lavorando a testate nucleari per missili terra terra – dichiara Barak - e con molta probabilità hanno almeno un altro centro d’arricchimento clandestino oltre a quello di Natanz». Secondo Israele, insomma, quanto l’Iran fa vedere all’Aiea e al mondo è solo la punta dell’iceberg, uno specchietto per le allodole, dietro cui operano impianti assai più sofisticati con finalità esclusivamente militari. «Le più importanti agenzie d’intelligence internazionali dovrebbero concentrare i loro sforzi - auspica Barak - per capire dove siano l’eventuale centro d’arricchimento clandestino e il gruppo che lavora alle tecnologie militari».
La nuova bozza di risoluzione - messa a punto a Berlino la scorsa settimana e approdata ieri all’esame del Consiglio di sicurezza – è un altro sintomo della diffidenza internazionale nei confronti di Teheran. La risoluzione chiede l’immediata sospensione del programma di arricchimento e punta all’introduzione, in caso contrario, di un terzo blocco di sanzioni capace di garantire la sorveglianza degli esponenti alla guida del programma nucleare iraniano. Dunque delle sanzioni ad personam per impedire viaggi all’estero, incontri internazionali o trasferimenti finanziari effettuati da scienziati e comandanti dei Guardiani della Rivoluzione coinvolti nella ricerca nucleare. La messa al bando di alcune personalità del regime era già stata introdotta con due precedenti pacchetti di sanzioni, ma stavolta le restrizioni dovrebbero rivelarsi particolarmente stringenti grazie ad un sistema di controlli e garanzie internazionali.
Teheran in attesa del voto del Consiglio di Sicurezza ribadisce le finalità pacifiche dei suoi progetti e accusa Stati Uniti e alleati occidentali di influenzare l’Onu per vanificare la trattativa avviata in questi ultimi mesi da Teheran e dall’Aiea. «A marzo il vertice dell’Aiea riceverà il rapporto del direttore generale El Baradei su questi mesi di negoziati. Io penso – sostiene il ministro degli Esteri iraniano Manucher Mottaki - che tutti debbano prima attendere quel rapporto».