L’allarme di Capello «Inzaghi rinato è un guaio per noi»

«Come società siamo uguali, ma in campo noi siamo sempre affamati. Il segreto? A Torino sorridono anche le riserve»

Alessandro Parini

da Torino

Capello, c’è in giro il timore che, se la Juve battesse il Milan e salisse a più otto, il campionato sarebbe finito. È d’accordo?
«Non sarebbe male trovarci lassù, ma non cambierebbe nulla. È troppo presto per fare discorsi di qualunque genere. L’anno scorso era diverso: siamo andati a Milano a fine stagione, vincere ci ha davvero dato la consapevolezza di quanto il traguardo fosse vicino».
Che Juve dobbiamo aspettarci?
«Una squadra convinta e affamata. Siamo ancora a inizio stagione, mica possiamo sentirci appagati da quanto fatto finora. Nove vittorie consecutive possono anche non servire a nulla: siamo solo a ottobre. Continueremo a giocare con la stessa umiltà utilizzata finora: la chiave è quella».
E che Milan crede di trovare?
«Un gruppo che ci rispetta ma che si crede forte quanto noi, probabilmente più forte di noi: se non fosse così, mi meraviglierei».
Il Milan però non è partito benissimo: sorpreso?
«Si è ripreso dopo poco. Mi sarei stupito del contrario: hanno giocatori straordinari, non potevano continuare a fare fatica. E hanno ritrovato anche Inzaghi, che resta un pericolo».
Cosa le piace della società rossonera?
«Tutto, direi. È come la Juventus: lavora per vincere il più spesso possibile e ci riesce anche. Noi non abbiamo niente in meno di loro e loro non hanno nulla meno di noi».
La classifica però sorride a voi, è innegabile.
«Siamo stati più continui, resistendo alle difficoltà e trovando sempre il modo per vincere tutti gli incontri. In alcuni casi ci è andata bene, ma credo che la Juve abbia finora espresso mediamente un buon calcio».
Segreti?
«Tutti hanno voglia di esserci e di dare una mano. Chi entra dalla panchina non lo fa con il muso, ma solo con il desiderio di rendersi utile. Avete visto Camoranesi e Zalayeta, che apporto hanno dato per esempio a Lecce?».
Anche Del Piero?
«Lui ha fatto bene finora. E l’anno scorso, a Milano, è stato decisivo. Vedremo».
Cosa avete avuto in più rispetto alla stagione passata?
«Vieira, fino a quando ha giocato. Ha segnato gol importanti, è un centrocampista straordinario. Adesso, dopo il riposo cui l’ha costretto la pubalgia, sta finalmente bene e giocherà: non so quanta benzina abbia, ma di sicuro andrà in campo e saprà come gestirsi. Ha l’esperienza giusta per farlo».
Non è noioso un campionato che da anni vede solo il duello Juve-Milan per la vittoria dello scudetto?
«Indossando il bianconero, sarei contento se continuassimo così. Cos’altro posso dire?».
Tre soli giorni per preparare il big-match: avrebbe preferito una settimana intera?
«Avremmo potuto lavorare di più sia noi che loro: nulla sarebbe cambiato, insomma. Ormai questo è il calcio: siamo diventati come gli inglesi, giochiamo tanto e ci alleniamo poco».
Lei vestirà i panni dell’ex di lusso: si aspetta anche fischi?
«No. Ormai sono abituati a vedermi con altre maglie. A Milano ho lavorato e vissuto per la maggior parte della mia vita e quindi ci sono particolarmente legato: però farò di tutto per portare a casa i tre punti».
Lei è uno dei pochi allenatori a essere rispettato ovunque vada: è perché ha vinto tanto?
«Se fosse così, non ne sarei felice. Vorrei essere rispettato come persona».
Qualcuno dice che la Triade potrebbe traslocare alla corte di Berlusconi: ne sa qualcosa?
«Se avessi parlato con lui, potrei rispondere. Ma non l’ho fatto e quindi non so».
È sempre convinto che, nella visita a Palazzo Grazioli di qualche tempo fa, Moggi, Giraudo e Berlusconi abbiano parlato di politica e solo di politica?
«Sempre. Convintissimo».
Ancelotti ha detto che l’ambiente del Milan assomiglia più a una famiglia e la Juve a un’azienda: è d’accordo?
«Non saprei. Ma alla fine, azienda o famiglia, chi lavora in queste due società è chiamato a vincere. Tutto il resto conta poco. Molto poco».