L’allarme degli artigiani: «Il 16% rischia di chiudere»

Accornero: «La manovra ci penalizza, alla fine saremo costretti ad alzare le tariffe per i clienti»

Non piace proprio agli artigiani milanesi la finanziaria 2007. Sul banco degli imputati, in modo particolare, la ricollocazione della metà del trattamento di fine rapporto dei dipendenti all'Inps o a fondi assicurativi e l'aumento dei contributi previdenziali, provvedimenti che andranno a sottrarre risorse importanti alle imprese artigiane.
Qualche numero, per capire meglio l'impatto potenziale dei provvedimenti governativi sulla categoria. Le imprese artigiane di Milano e provincia iscritte alla locale Camera di commercio sono 93mila, per il 70% a carattere individuale. Il 16% circa del totale degli imprenditori artigiani ha più di 58 anni, ossia ha raggiunto l'età pensionabile: un dato che rende altamente plausibile l'eventualità che questi imprenditori, davanti a un aumento dei contributi previdenziali, decida di ritirarsi dal lavoro. Ciò significa che, a Milano e provincia, il 16% delle aziende artigiane potrebbero essere a rischio di chiusura. Alla ricollocazione del 50% del Tfr è invece interessata la quasi totalità delle imprese artigiane.
Ma la categoria guarda con preoccupazione anche alla revisione degli studi di settore perché le aziende, dovendo rispondere ad un'attesa di guadagno superiore da parte dello Stato, saranno costrette ad aumentare i prezzi dei loro prodotti.
Preoccupazioni che si traducono in numeri, ossia in un aumento dei costi aziendali di almeno il 9%, secondo la stima elaborata dall'ufficio studi dell'Unione artigiani della Provincia di Milano. Il rischio? Un rincaro dei prezzi di servizi e produzioni delle aziende artigiane, in percentuale minore ma pur sempre ragguardevole.
«Oltre al non trascurabile aumento dei contributi previdenziali, bisogna tener conto che la ricollocazione all'Inps o in fondi assicurativi del 50% del trattamento di fine rapporto dei dipendenti ci toglierà una risorsa importante» precisa il segretario generale dell'Unione artigiani, Marco Accornero. Le imprese, non potendo utilizzare il Tfr per fare investimenti, ricorreranno ai prestiti bancari, con un aumento di costi. E neppure il taglio del cuneo fiscale alleggerisce le preoccupazioni. «Ne beneficeranno le imprese con che hanno almeno sei dipendenti. Ma le imprese artigiane sono realtà molto piccole, con in media 2 o 3 dipendenti».