L’allarme degli editori: «Con questa manovra perdite per 11 milioni»

Il presidente Fieg Biancheri: «La vendita dei giornali è stabile ma i ricavi non crescono»

da Roma

La Finanziaria 2006, così com’è, non piace agli editori perché toglie più di quanto dà e aggrava la situazione della carta stampata. I conti li ha fatti il presidente della Fieg Boris Biancheri: «Se mettiamo insieme i tagli agli strumenti di sostegno, come il credito agevolato e il credito di imposta per gli investimenti e le nuove disposizioni normative come il finanziamento delle Authority c’è una perdita secca per l’editoria di 10,9 milioni di euro nel 2006». Insomma una «saldo negativo» che potrebbe migliorare solo se maggioranza e governo dovessero decidere di introdurre un paio di cambiamenti in corsa. «L’unica speranza che resta - ha spiegato l’esponente della federazione degli editori - è quella dell’estensione del credito per l’acquisto della carta al 2006» che costerebbe circa 95 milioni di euro. L’altra modifica che potrebbe essere realisticamente inserita nella Finanziaria prima dell’approvazione finale è l’estensione del taglio dell’uno per cento del costo del lavoro anche alle aziende giornalistiche.
Per Biancheri il bilancio del governo di centrodestra «nel complesso non è negativo mentre è negativo quest’anno». La manovra che il Parlamento si appresta a votare nel periodo 2006-2008 farà ad esempio perdere al settore «35 milioni di euro per i crediti agevolati rispetto ai 70 milioni precedenti. Si tratta di un dimezzamento delle risorse. Stessa cosa per il credito d’imposta, circa 28 milioni in meno. In più dovremo pagare anche i costi dell’Autorità per le garanzie nella comunicazioni. Questo pone, non solo un esborso finanziario, ma anche un problema etico: il controllato che paga il controllore». C’è anche il capitolo cooperative con un taglio di circa 30 milioni che - avverte l’ambasciatore Biancheri - «provocherebbe la chiusura di numerose testate». «Nessuno si aspettava risorse maggiori, ma nemmeno tagli così consistenti che dimostrano una mancanza di attenzione per il settore». Tutto questo in una situazione dell’editoria di grande incertezza. «Non navighiamo in acque tranquille - dice il presidente della Fieg - la diffusione è stabile, qualche trimestre va meglio e qualche altro peggio. I ricavi non crescono. Certo va meno peggio rispetto al passato, anche grazie ai collaterali, ma non sono prodotti giornalistici». C’è il problema della pubblicità che «viene assorbita dalla televisione e in parte ora anche da Internet». E in questo contesto il settore della carta stampata non può non essere sostenuto dallo stato perché «è dalla quantità di informazione cartacea che circola che si misura la democrazia di un Paese. Il declino della carta stampata vuol dire il declino della cultura».