L’allarme dei commercianti: «Manovra contro la crescita»

Bersani, ospite di Confcommercio, prova a smarcarsi dalla Finanziaria di Prodi: «Si poteva fare di più»

Gian Maria De Francesco

da Roma

«Forse si poteva fare di più. Ma valutateci nei prossimi mesi e ora sospendete il giudizio come lo sospendo anch’io». Il ministro dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani, ospite ieri del Consiglio generale di Confcommercio, non ha usato il pugno di ferro per difendere la Finanziaria, ma l’arma del dialogo ribadendo che per la questione Tfr sarà introdotta una soglia di esenzione per le Pmi. E sollecitando la platea dei commercianti ad avere pazienza.
Ovviamente Bersani, per ragioni di scuderia, non avrebbe mai potuto essere critico nei confronti di una manovra da 40 miliardi di euro che ha scontentato tutti. Ma nel suo discorso si è colto qualche piccolo segnale di smarcamento da Via XX Settembre e da Palazzo Chigi e forse anche per questo motivo Confcommercio non lo ha contestato tributandogli invece due misurati applausi. Il ministro, però, non ha mai citato nel corso del suo intervento né Prodi, né Padoa-Schioppa, né Visco, bensì il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, che la scorsa settimana alla Camera ha sollevato numerosi dubbi sulla validità della legge di bilancio.
Ma andiamo con ordine. A fare gli onori di casa ieri è stato il presidente della Confederazione, Carlo Sangalli. Che si è subito votato al santo del giorno, Luca evangelista, medico e attento ai malati e sofferenti. «E di sofferenze questa Finanziaria ce ne riserva non poche», ha detto. «Noi - ha aggiunto - ribadiamo il giudizio di bocciatura di questa manovra, dei suoi contenuti» perché il combinato disposto di aumento dei contributi previdenziali per gli autonomi e apprendisti, riforma del Tfr, stretta sugli studi di settore e tassa di soggiorno «si traducono in concreto in un assegno da 6-7 miliardi di euro che le imprese dovranno staccare per far fronte ai saldi di finanza pubblica programmati per il prossimo anno». Insomma una manovra «deludente» perché frena la crescita, non taglia la spesa pubblica e aumenta la pressione fiscale di 1,3 punti percentuali. Una Finanziaria figlia di «una concertazione troppo ricca di inviti riservati a colazione per pochi “privilegiati”» (chiaro riferimento al sindacato, ndr).
A questo proposito Sangalli ha ricordato che il prossimo 30 ottobre si terrà un’assise unitaria dei direttivi delle confederazioni del terziario e che presto sarà convocata un’assemblea straordinaria di Confcommercio. «Questa Finanziaria può e deve essere cambiata. In zona Cesarini si può anche segnare», ha concluso.
Bersani ha incassato i colpi con fair play e ha cercato di sdrammatizzare. Ricorrendo al suo solito frasario della Via Emilia. «Io credo che nessuno vada a cercarsi il freddo nel letto», ha ribattuto sottolineando che la manovra non è esagerata nelle dimensioni. «Abbiamo cercato di metterci sul pulito - ha aggiunto - e di togliere il dente dall’inizio perché, come dice Draghi, le entrate fiscali vanno stabilizzate». Come un cuoco che spiega come si preparano i tortelli alla zucca ha enunciato gli ingredienti della legge di bilancio. «Poi ci sono Ferrovie e Anas, il deficit della sanità, un po’ di cuneo e un po’ di equità e abbiamo la Finanziaria», ha spiegato. La manovra è depressiva? «Abbiamo tenuto il cavallo a livello di bevuta giusto. Noi siamo più ottimisti di quello che abbiamo scritto». E al presidente di Confcommercio ha riservato una battuta. «Sangalli, tu sei troppo modesto perché qualcosa di quello che ci avevi chiesto ti è arrivato», ha detto ricordando misure a favore dei commercianti per 347 milioni di euro.
Poi sulla questione Tfr è diventato serioso. «C’è un equilibrio che va aggiustato e lo possiamo aggiustare. È stato uno sbaglio, secondo me, non concertare ma il problema è che questa misura abbia la quadra dal punto di vista delle risorse dopodiché dal punto di vista delle spalmature sono pronto a discutere. Alcune cose si stanno correggendo, altre le correggeremo». Dalla platea il presidente di Confcommercio Friuli Alberto Marchiori lo ha incalzato meritandosi due applausi. «Avete aumentato i contributi - ha detto - per pagare la mobilità lunga di Montezemolo e la propaganda Rai ci addita come evasori». Bersani si è schermito. «Non faccio il difensore della Fiat, per carità», ha ribattuto. Poi il ministro si è congedato. Per cantare Taxi con Fiorello a Viva Radiodue.