L’allarme dell’opposizione: che fine fanno i sampietrini?

Lidia Scognamiglio

«Il sampietrino è un pezzo di Roma che non se ne deve andare». Fabio De Lillo, consigliere comunale di Forza Italia, continua la sua battaglia per salvare le antiche pietre nere romane. «Sminuire il valore di quello che è un materiale storico - continua De Lillo - con il pretesto che gli ultimi esemplari provengono dalla Cina, risultato questo di una discutibile iniziativa presa nel passato dalla sinistra capitolina, è un argomento che non è sostenibile perché l’identità del blocchetto da pavimentazione stradale è talmente radicata che persino il suo nome rimane quello di sampietrino, in Italia e nel mondo».
Manti stradali con asfalto fonoassorbente sostituiranno l’antica trama di selci nelle vie a scorrimento veloce. I sampietrini minaccerebbero, infatti, la stabilità degli edifici in seguito al passaggio dei mezzi pesanti. Per Fabio Sabbatani Schiuma, il vicepresidente del consiglio comunale, la grave responsabilità di questo pericolo è tutta del Campidoglio che non ha saputo portare avanti un’adeguata manutenzione stradale.
Ora ci si interroga, però, sulla destino delle storiche pietre che dovrebbero essere riutilizzate nelle aree di pregio del centro storico. «Rimane un vuoto grave di garanzie sui milioni di sampietrini che verranno rimossi, dato che il sistema utilizzato dal Comune di immagazzinamento, conservazione e manutenzione di questi blocchetti da pavimentazione è stato progressivamente smantellato negli ultimi decenni». A questo proposito Schiuma, di Alleanza nazionale, ha presentato un’ interrogazione urgente all’assessore ai Lavori pubblici D’Alessandro chiedendo di conoscere l’esatta destinazione dei sampietrini già rimossi e di quelli prossimamente asportati, le ubicazioni dei depositi romani, la vigilanza sugli stessi e il loro esclusivo riutilizzo per finalità pubbliche e non private.
«È necessario sapere - afferma Schiuma - che fine abbiano fatto i sampietrini già rimossi da numerose zone di Roma, come a Trastevere, se sia vero che i mancati controlli abbiano permesso traffici illeciti di preziosi selci divenuti ormai introvabili, molto richiesti da privati. Non solo è necessario individuare i responsabili della dispersione di un simile patrimonio storico, ma bisogna conoscere quali misure il Campidoglio abbia previsto per tutelare i sampietrini di via delle Botteghe Oscure, Lungotevere Gianicolense, Lungotevere Altoviti, Tor di Nona e Marzio, prossimi allo smantellamento».
Sempre dalla Cdl arriva, infine, l’invito a riaprire le cave e promuovere corsi di formazione per tagliatori di pietra. «C’è infatti - sottolinea De Lillo (Fi) - una grande differenza, anche strutturale e meccanica, tra i sampietrini tradizionali, spaccati a mano, e quelli cinesi, tagliati meccanicamente».