L’allarme di Fantozzi: «Dovete fare presto» In cassa solo 100 milioni

da Milano

Il calendario di Alitalia si fa stretto stretto, e le sue casse si depauperano giorno dopo giorno. Pur sull’onda ottimistica presa ieri sera dagli eventi, lo spettro è sempre quello del fallimento. Ma almeno su un punto è stata detta una parola certa: fino a lunedì nessuno stop ai voli. Parola di Vito Riggio, presidente dell’Enac, l’autorità che si trova nello scomodo ruolo di dover decidere, o no, la revoca della licenza provvisoria. «Dobbiamo garantire la possibilità ai passeggeri di ritornare a casa» è stata la spiegazione.
Questi, nelle sue mani, si ritrova il potere di sospendere le autorizzazioni all’Alitalia. L’Enac ha chiesto a Fantozzi una relazione che dimostri la sopravvivenza finanziaria per tre mesi. «Tre mesi non li ho - ha detto Fantozzi -: cercherò di prendere un po’ di tempo per arrivare al 30 settembre». Oggi il commissario recapiterà all’Enac il suo documento. Riggio ha annunciato qualche giorno per esaminarlo. La chiusura prima di fine mese dovrebbe essere evitata.
Piuttosto che farsi ritirare la licenza, Fantozzi preferisce «autosospendere» l’attività. Lo ha ripetuto più volte. Una decisione che semplificherebbe un successivo riavvio dell’attività e che potrebbe scongiurare il sequestro dei velivoli negli aeroporti e la perdita di slot e diritti. Ma tra Fantozzi e Riggio c’è una divergenza: Riggio è convinto, in base alle norme comunitarie, di poter interrompere l’attività dell’Alitalia; Fantozzi gli ricorda che il decreto di riforma della legge Marzano prevede una proroga di sei mesi di tutte le autorizzazioni. Anche in virtù di questa diversa interpretazione delle norme in vigore, Fantozzi ha annunciato che se la licenza dovesse essere sospesa, egli non esiterebbe a presentare ricorso al Tar.
Il termine del 30 settembre dovrebbe, insomma, essere più o meno faticosamente conquistato. Ed entro quella data, stando alla piega fiduciosa presa dagli eventi, potrebbe essere sottoscritto un accordo che indirizzi l’Alitalia verso l’agognata continuità. Ma se alla fine del mese prevalesse ancora l’incertezza? Ieri Fantozzi, che è stato ascoltato in un’audizione al Senato, ha lanciato molti segnali negativi. Per esempio, ha detto che sono arrivate al commissario decine di offerte frazionate, per singoli asset, ma nessuna per il complesso delle attività di Alitalia fly; in altre parole, nessuna confrontabile con la proposta presentata e ritirata da Cai. Poi, ha riferito che nel mese di settembre il calo di attività ha fatto incassare alla compagnia 100 milioni di euro in meno. È l’effetto del fuggi-fuggi della clientela, che teme il blocco dei voli. «I ricavi mensili medi ammontano a 340 milioni - ha detto - ma questo mese sono stati 240». «Oltre il 30 settembre l’azienda sarebbe in difficoltà». L’azienda «ha ragionevole liquidità, ma è sul filo del rasoio. Il 30 settembre, che non è la fine del mondo, è però un termine realistico dopo il quale effettivamente la compagnia potrebbe avere difficoltà». Fantozzi ha fatto anche un riferimento alla firma degli stipendi di settembre, «su cui i dipendenti contavano per non scendere in sciopero». Ma «il personale è troppo e troppo pagato». E «la situazione può precipitare in qualunque momento».
Ma di quanto può disporre ancora il commissario per far procedere l’attività? Fantozzi di recente aveva detto di aspettarsi, per fine mese, non più di 30-50 milioni disponibili. Al 30 luglio (ultimo dato ufficiale) Alitalia aveva in cassa 314 milioni. Supponendo un’erosione di 120-150 milioni in agosto e settembre, e sottraendo i 50 milioni pagati alla Iata per non uscire dal circuito associativo mondiale, Fantozzi avrebbe a disposizione ancora un centinaio di milioni («ragionevole liquidità»). Sufficienti per sopravvivere un paio di mesi: Alitalia brucia cassa per circa 50 milioni di euro al mese, di cui la metà per i leasing. Il commissario ha inoltre la possibilità di accendere prestiti bancari che, messi al servizio della procedura, godono di una precedenza sopra ogni altro privilegio. Fantozzi si arrenderà al fallimento solo «quando ragionevolmente non ci saranno più speranze di far volare gli aerei». Ma tutto il denaro perso ogni giorno danneggia le aspettative dei creditori.