L’allarme del Fondo monetario: «La crisi costerà 1.400 miliardi»

Lo scenario del report mondiale: «Un terremoto senza precedenti». Crescita zero per Usa e Ue. La Fed vuole tagliare il costo del denaro

nostro inviato

a Washington

In una continua rincorsa verso il peggio, nuovi dati aggravano le dimensioni della crisi finanziaria che dagli Stati Uniti dilaga ormai per il mondo. Il «Global Financial Stability Report», reso noto ieri dal Fondo monetario internazionale, indica in 1.400 miliardi di dollari le perdite potenziali legate al «terremoto senza precedenti» originato dai mutui subprime. In aprile, lo stesso Fmi stimava perdite per 945 miliardi, e solo poche settimane fa parlava di 1.300 miliardi di dollari. Il conto della crisi aumenta senza concedere tregua. Alla fine di settembre, le svalutazioni hanno toccato i 760 miliardi di dollari, di cui 580 miliardi a carico delle banche. Il 40% circa di quest’ultima cifra - spiega Jaime Caruana, capo del dipartimento finanziario del Fmi - rappresenta la perdita delle banche europee. Il conto della crisi in Europa, per le sole banche, supera dunque i 230 miliardi di euro. E quel che è finora emerso, nel mondo, rappresenta solo il 55% delle perdite potenziali.
Cifre spaventose, molto probabilmente non definitive. E che, comunque, non tengono conto dell’impatto della crisi finanziaria sulle quotazioni azionarie e sull’economia reale. Secondo le cifre del Fondo, che saranno rese note oggi, nel 2009 gli Usa cresceranno dello 0,1%. Le cose non andranno meglio in Europa, con la Germania a crescita zero, contro l’1% che lo stesso Fmi aveva previsto lo scorso aprile. Sempre nel 2009 la Francia crescerà dello 0,2%, mentre l’Italia dovrebbe vedere il segno meno (-0,2%).
Tale è la portata della tempesta da spingere le massime autorità americane a passi drastici, in qualche caso senza precedenti. La Federal Reserve e il Tesoro hanno creato insieme un fondo speciale per finanziare, attraverso l’acquisto dei commercial papers, le corporation americane in difficoltà per ottenere credito dalle banche. E il presidente della Fed, Ben Bernanke, ha detto che la banca centrale americana è pronta a ridurre i tassi d’interesse nel tentativo di sostenere l’economia reale contro i colpi di una crisi finanziaria di «dimensioni storiche», la «più severa dei tempi moderni».
Secondo Bernanke, le previsioni di crescita sono peggiorate a causa della crisi finanziaria. Mentre lo scenario dell’inflazione, anche se ancora incerto, appare migliorato: i prezzi delle materie prime sono scesi, così come le quotazioni del petrolio. E in questa condizione, ha aggiunto il banchiere centrale americano, «la Fed deve considerare se l’attuale direzione della politica monetaria sia appropriata». Se non è un annuncio pubblico della prossima riduzione dei tassi, ci somiglia molto. Gli operatori prevedono che la Fed taglierà i tassi d’interesse nella prima riunione del 28 e 29 ottobre, se non prima. Infine, Bernanke ha difeso la scelta di lasciar fallire la Lehman Brothers, il 14 settembre scorso. Il salvataggio della banca d'affari, ha spiegato nel suo intervento alla National Association for Business Economics, sarebbe costato «miliardi di dollari» ai contribuenti.
Crisi finanziaria e crisi economica sono a un passo dal fondersi, provocando un pericolosissimo meltdown. Negli ultimi sei mesi, spiegano al Fmi, il sistema finanziario mondiale ha attraversato una tempesta «senza precedenti», e la situazione rimane «fragile». Lo scenario disegnato dagli economisti del Fondo prevede la necessità, per le banche, di una massiccia ricapitalizzazione, accompagnata dallo smobilizzo di asset non strategici. Nei prossimi cinque anni, stima il Fmi, il sistema bancario globale avrà bisogno di capitali addizionali per 675 miliardi di dollari, allo scopo di consentire una ripresa, benché modesta, del credito. Il Fondo monetario indica i princìpi di base da seguire per restaurare un clima di fiducia e stabilità nel sistema finanziario: le autorità devono adottare misure «globali, tempestive e comunicate chiaramente»; gli interventi devono essere «coordinati» fra tutti i principali Paesi e le risposte devono essere «rapide». Una volta scoperte le tensioni, gli interventi governativi, oggi necessari per la debolezza del sistema privato, dovranno essere «temporanei». Infine, tutte le autorità dovranno perseguire un miglioramento delle norme e della sorveglianza al fine di raggiungere, nel medio termine, un sistema finanziario più efficiente, solido e competitivo.