L’allarme lanciato da Cicchitto è più che fondato

Caro Veltroni, ora per favore dica qualcosa da sindaco. È bastato che Fabrizio Cicchitto, il vice-coordinatore di Forza Italia, dicesse che «Roma fa schifo», indicando - fra le altre cose - il traffico «sull’orlo del collasso». Improvvisamente la capitale, dopo anni - 14 per l’esattezza - di immaginazione al potere e maquillage mediatici, appare per quello che è: una città dove è sempre più difficile vivere. E dove, come ha sottolineato anche il consigliere regionale azzurro Stefano De Lillo, risuona il «silenzio delle cronache locali dei grandi giornali». Silenzio imbarazzante, anche indecente.
Insomma, il re - meglio il sindaco - è nudo. Qualunquismo? Ma va’. Cicchitto ha detto quello che centinaia o migliaia di intellettuali dimoranti non hanno avuto il coraggio di dire in tutti questi anni. Veltroni e più in generale quel sistema di potere che va sotto il nome di «veltronismo» questa volta hanno dato segni di nervosismo. Interessante.
Prendiamo due aspetti della questione, che non sono né di destra né di sinistra. Niente più del traffico ci dà la percezione dell’«invivibilità», delle ore - due, tre , quattro - che ogni giorno passiamo intrappolati; dell’esclusione di larghe fette di popolazione - i bambini, gli anziani - dal diritto minimo di raggiungere un parco o di ritrovarsi al bar per una partita a carte. C’è un dato certamente estremo ma che come tutti i dati estremi può dare l’idea.
Roma nel 2004 ha raggiunto il record tra le 14 capitali europee dei morti e dei feriti gravi provocati dagli incidenti stradali: 8,75 ogni mille abitanti. Sulle strade capitoline si muore dieci volte più che a Londra (0,85 morti o feriti gravi ogni mille abitanti) e 20 volte più che a Parigi (0,40). Sono numeri ufficiali comunicati dalla Società italiana dei medici ortopedici e caduti nell’immancabile «silenzio». I vigili fra luglio 2003 e agosto 2004 hanno contato 176 vittime: 176 vite spezzate, 176 tragedie, 176 famiglie distrutte. Certo, non sono vittime della guerra o della fame in Africa, ma più banalmente giovani, operai, impiegati, anche medici uccisi mentre andavano o tornavano dal lavoro, signore falciate per andare a far la spesa. Però, vede, onorevole Veltroni, tra i suoi doveri di sindaco, seppure non attirino le troupe televisive e le frotte dei plaudenti, c’è anche e soprattutto quello di garantire la sicurezza dei cittadini, magari di occuparsi di cose banali come le buche, lo stato delle strade capitoline che - questo sì - ricorda molto da vicino l’Africa.
E veniamo, brevemente, all’altro aspetto. Non esiste il «problema traffico». Esiste il «problema urbanistica», di cui il traffico da un certo punto in poi è una conseguenza cinicamente imposta. Nessun «sacco di Roma», nessun sindaco democristiano hanno perpetrato la rapina del territorio compiuta in questi 14 anni. Permettendo di edificare decine e decine di milioni di metri cubi oltre il Grande raccordo anulare e oltre il buon senso, allargando a dismisura una città che è già il comune più esteso d’Europa. Lo capiscono anche i bambini che più si allungano e aumentano gli spostamenti cui sono obbligati i cittadini più crescono traffico e inquinamento.
Tutto questo per il «bene dei romani», per rispondere alla «fame di case»? No. Come lei e il suo predecessore Francesco Rutelli sapete bene, la popolazione di Roma, al contrario di quanto il caos quotidiano ci induce a credere, non aumenta: dal 1969, anzi diminuisce un po’. Per ora la risposta più convincente è che le scelte del Campidoglio sono servite a cementare - è il caso di dirlo - quel blocco di potere che dal ’93 ha consegnato la città eterna alle giunte di sinistra e a garantire profitti enormi a pochi imprenditori, alcuni dei quali controllano, combinazione, anche importanti mezzi di informazione.
Ben venga allora l’urlo di Cicchitto. E lei, signor sindaco, dorma magari un po’ di più all’alba, ma ci dica qualcosa. Prima ancora che «di sinistra», qualcosa da sindaco.
pierangelo.maurizio@alice.it