L’allarme di Mancino sulle toghe: sbagliato arrestare lady Mastella

Il vicepresidente del Csm: «Ci sono schegge tra i magistrati, la loro attività può essere destabilizzante sul piano generale»

da Roma

«Personalmente, ritengo che non ci fossero le condizioni che legittimano la custodia cautelare di Sandra Mastella». Non è un’opinione qualsiasi, perché chi parla è il vicepresidente del Csm Nicola Mancino. E lo fa a Napoli, dove ha sede il tribunale del Riesame che dovrà controllare quel provvedimento d’arresto e il gip che dovrà confermarlo tra pochi giorni. Mette da parte ogni prudenza Mancino, che è a Castel Capuano in veste ufficiale, per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Anche se poi, forse conscio che qualcuno potrebbe interpretare le sue parole come un’interferenza, aggiunge: «Corre l’obbligo di non approfondire. Sarà il tribunale del Riesame a valutare la congruità delle misure. Io non sono un giudice, ho espresso la mia solidarietà, non vado nel merito».
Il vicepresidente del Csm risponde ad una domanda sull’affermazione del sottosegretario alla Giustizia Luigi Scotti, che ha già definito «inconcepibile» l’arresto di Sandra Mastella, aggiungendo che per la prima volta nella storia italiana due giudici hanno fatto cadere un governo. «È una valutazione politica che rispetto - commenta Mancino -, ma che il mio ruolo non consente di poter condividere».
Ciò non gli impedisce di lanciare un duro monito a un certo tipo di magistrati, che fa il paio con quello pronunciato venerdì in Cassazione da Romano Prodi, come ministro della Giustizia ad interim. Le toghe che agiscono come «schegge» sbagliando, dice, non possono coinvolgere «l’intera magistratura in un’attività che è destabilizzante sul piano generale». Guai, dunque, a condannare tutti per gli errori di pochi. Per il numero due del Csm nella sua «stragrande maggioranza, ai limiti dell’avvicinamento del 100 per cento», la magistratura «fa quello che è possibile fare dati i tempi».
Il giudizio severo di Mancino arriva il giorno dopo che il Csm ha sostituito, a tempo di record, proprio chi ha voluto l’ordine d’arresto di lady Mastella e ha messo sotto inchiesta suo marito Clemente, ex Guardasigilli, con diversi esponenti campani dell’Udeur, cioè il procuratore capo di Santa Maria Capua Vetere. Mariano Maffei a fine settimana doveva lasciare l’incarico per aver superato il limite di 8 anni alla guida di un ufficio, fissato dalla riforma della giustizia, ma grazie al decreto approvato in extremis dal governo avrebbe potuto rimanere reggente in attesa delle procedure di nomina del suo successore da parte del Csm. A palazzo de’ Marescialli, invece, si è deciso di accelerare i tempi e di nominare subito Corrado Lembo al suo posto.
Nel discorso ufficiale Mancino dà atto alla magistratura napoletana di lavorare, «pur nella ristrettezza degli spazi o nella difficoltà degli spazi con grande onestà intellettuale nell’interesse della legge e del cittadino». Qualcuno gli chiede un commento sui «grandi eventi» sui quali ha lavorato nelle ultime settimane la Procura di Napoli, riferendosi anche all’inchiesta Rai su Silvio Berlusconi, e lui puntualizza: «Sono segmenti e gli effetti politici non sono commentabili».
Ma l’Anm di Napoli giudica «inopportuno» il suo intervento sui magistrati campani, anche perchè è Mancino che presiede la sezione disciplinare del Csm. E il pm partenopeo Antonello Ardituro, membro della giunta dell’Anm, difende i colleghi: «Le schegge sono sempre quelle che fanno indagini sui pubblici amministratori e sui politici». Per Francesco Nitto Palma di Fi è «grave il silenzio» dell’Anm nazionale, di fronte alle «critiche pesanti» espresse prima da Prodi e ora da Mancino.