L’allarme: nelle scuole francesi s’insegna la dottrina no global

Il «Figaro» denuncia: 12mila militanti di «Attac» lavorano nel mondo dell’insegnamento e indottrinano gli studenti. Forse nascerà un partito politico

Alberto Toscano

da Parigi

«Il mondo non è in vendita» è lo slogan di Attac (Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie e l'aiuto ai cittadini), la principale organizzazione antiglobal a livello europeo e mondiale, che ha il suo punto di forza in Francia. Un'associazione nata per chiedere la tassa sulla circolazione dei capitali a livello planetario, ma poi trasformatasi nell'asse portante delle manifestazioni antiglobal, come quella, tristemente celebre, svoltasi a Genova nel 2001 contro il G8.
Il mondo non sarà in vendita, ma la scuola francese sì. Attac, il cui simbolo è costituito dal segno della percentuale, ha infatti deciso di metterci le mani sopra. L'associazione conta sul reclutamento degli insegnanti, destinati poi a predicare nelle aule degli istituti pubblici il verbo anticapitalista, antiliberale e naturalmente antioccidentale. Questo il risultato di un'inchiesta condotta dal quotidiano parigino Le Figaro, che lo spara in prima pagina col titolo: «Come Attac infiltra la scuola». L'inchiesta si riferisce alla Francia, terra d'origine e di sperimentazione del gruppo antiglobal per eccellenza, ma - leggendo l'articolo - ci si rende conto che i metodi dell'organizzazione tendono a essere esportati (o perlomeno esportabili) anche negli altri Paesi europei in cui questa opera.
Un tempo il corpo insegnante francese - dalle elementari all'università - era in netta maggioranza vicino al Partito socialista. Oggi tira un'altra aria, perché un terzo dei 36mila militanti francesi di Attac lavora nel mondo della scuola e si dà un gran da fare. Si tratta soprattutto di insegnanti, che - secondo il Figaro - approfittano del proprio ruolo per denunciare in modo sistematico e tambureggiante i soprusi (o presunti tali) del «liberalismo», che viene di preferenza indicato da Attac con l'espressione spregiativa di «ultraliberalismo». Ogni ramo dell'insegnamento viene utilizzato per mettere in cattiva luce i valori occidentali agli occhi degli adolescenti. Il caso più clamoroso è quello dell'economia, il cui insegnamento è interpretato da alcuni professori alla stregua di un continuo processo all'odiato capitalismo. Ma anche la storia, la geografia e persino le materie scientifiche sembrano essere utilizzate allo scopo di instillare l'insegnamento antimondialista nella speranza di chissà quale nuova rivoluzione. Tutto fa brodo.
Il Figaro scrive che i membri di Attac «approfittano della loro presenza negli istituti scolastici per dedicarsi a un autentico proselitismo politico che preoccupa sempre più lo stesso corpo insegnante». Sembra che il ministero dell'Educazione nazionale abbia ricevuto parecchie sollecitazioni su questo terreno e che anche docenti politicamente orientati a sinistra siano inquieti per l'incidenza sempre maggiore della propaganda dei colleghi antiglobal. Nel corso della campagna elettorale in vista del referendum del 29 maggio scorso sulla ratifica del trattato costituzionale comunitario, Attac ha condotto - d'intesa con trotzkisti e comunisti - una propaganda battente contro l'Europa. I risultati di quella consultazione, che ha visto la Francia respingere (55 contro 45 per cento) un trattato di cui essa stessa era stata una fondamentale artefice, sembrano confermare la forza della penetrazione propagandistica di Attac nella società transalpina.
Il Figaro ha raccolto la testimonianza di un professore francese che insegna nell'area delicatissima (ad alta presenza di popolazione immigrata) di Saint Denis, nella regione parigina. Il docente lancia un grido d'allarme contro il «militantismo a scuola», contro il «proselitismo» e contro quelli che definisce gli «insegnanti missionari» dell'estremismo di sinistra, che hanno fatto della scuola «un luogo privilegiato dell'indottrinamento».
Adesso ci si chiede fin dove Attac voglia arrivare. L'organizzazione antiglobal è ormai diventata una potenza e può anche contare su robusti sostegni esterni, compreso il fiancheggiamento del celebre mensile parigino Le Monde Diplomatique, tradotto in numerose lingue. Il Figaro non esclude che Attac decida di saltare il fosso, costituendosi in vero e proprio partito politico. Il vero test, di cui discuteranno nei prossimi giorni i responsabili francesi di Attac nel loro convegno estivo, sarà costituito dalle elezioni presidenziali del 2007. L'idea è quella di candidare il leader antimondialista José Bové, ossia il nuovo Asterix delle campagne transalpine.