L’allarme Pdl: evitiamo brogli come questi

«In certe regioni del Sud sono successe cose che non ho mai visto neanche in Africa»

da Milano

«Certi verbali che ho visionato in Campania e in Puglia fanno inorridire. Neanche in Africa». Mario Mantovani è il responsabile Pdl a capo dell’esercito dei «difensori del voto» che dovranno vigilare contro il pericolo brogli evocato nei giorni scorsi da Silvio Berlusconi. Sta per prendere il volo per Lametia Terme, in Calabria: «Con Campania e Sardegna, è la regione dove il rischio è altissimo», sentenzia. L’obiettivo della sua missione è arruolare due rappresentanti di lista per ognuno dei 61mila seggi. «Sono arrivate già 10mila adesioni spontanee di persone desiderose e onorate di difendere la democrazia e la libertà. Non sempre il consenso è rispettato. Basta uno, due o tre voti per ogni seggio, moltiplicato per 61mila sezioni. Se pensa che Prodi ha vinto per 24mila voti...».
A Mantovani chiediamo subito se sia così facile modificare l’esito del voto. «Sì», risponde lapidario. Possibile che nessuno se ne accorga? «I presidenti di seggio sono storicamente persone di sinistra - sottolinea - nel mio comune (Arconate, ndr), ci sono cinque sezioni. Ieri sono arrivati gli elenchi dei presidenti. Quattro sono di sinistra, vecchi consiglieri comunali di Rifondazione... Sa cosa diceva Stalin?: “Non conta chi vota, conta chi conta i voti”».
È qui che entrano in gioco i «difensori del voto». «Pochi lo sanno - afferma il candidato Pdl in Lombardia - ma i rappresentanti di lista sono pubblici ufficiali. Possono contestare qualsiasi voto, per iscritto. Il voto contestato difficilmente viene assegnato. E la decisione viene rinviata in Corte d’appello». Anche l’interpretazione del voto, spesso e volentieri, è un terno al lotto. «Lei lo sa che se in una scheda c’è scritto Berlusconi, quella scheda viene annullata? La legge dice chiaramente “secondo la volontà dell’elettore”. Se c’è scritto Berlusconi, qual è l’intenzione di voto?».
Ma la vera partita si gioca sulle schede bianche. Pretendere il rispetto delle procedure è fondamentale. In Campania, una delle regioni dove nel 2006 c’è stato un black-out nello spoglio, sono crollate del 76%... E proprio in Campania, a dispetto delle previsioni, il premio al Senato per la Cdl è sfuggito per pochi voti. «Sa come succede, in un modo o nell’altro, si mette un segno con la matita, quasi inavvertitamente... È un attimo». Nella stragrande maggioranza dei seggi, racconta, «le urne si rovesciano, le schede si fanno a mucchietti...». La legge, precisa invece Mantovani, recita diversamente: «Per prima cosa si estrae a sorte uno scrutatore. Che deve estrarre le schede, una alla volta, dall’urna. Deve passarle al presidente di seggio, che contestualmente deve assegnare il voto. Mentre due scrutatori lo scrivono nel verbale». Il rappresentante, spiega, «ha il diritto di piazzarsi vicino all’urna per osservare minuziosamente ogni scheda», mentre l’altro riporta l’esito della conta su un modulo ad hoc. «Così, glielo assicuro, è più difficile fare scherzetti...».
L’altro momento clou è la stesura dei verbali. «Si arrivano a fare delle modifiche che lei non immagina...». A questo punto Mantovani tira fuori dalla sua valigia il dossier sulle elezioni in Puglia, «quando Raffaele Fitto venne sconfitto per 14mila voti». I verbali sembrano un compito di matematica in brutta copia. Sono redatti con cancellature, numeri modificati all’ultimo minuto senza neanche troppe accortezze. «Guardi, guardi», dice sfogliando un verbale dove il numero finale, presumibilmente 290 ma anche 220, diventa magicamente 330.
«Tutti voti a vantaggio dell’attuale presidente Nichi Vendola, eletto nel centrosinistra. Ovviamente. Abbiamo fatto ricorso, ma non è ancora successo niente». Ma anche alle Politiche del 2006 sono successi episodi analoghi. «Ho chiesto al Comune di Napoli 29 verbali di 29 seggi diversi. Mai avuti. Erano scomparsi. Non me li hanno mai dati, nun ce sta». Cose dell’altro mondo. «Nemmeno. Come europarlamentare - conclude - faccio l’osservatore internazionale. Di recente sono stato in Etiopia e in Mauritania, dove si è votato per la prima volta dopo 50 anni. Lì certi verbali non li ho mai visti».
felice.manti@ilgiornale.it