L’allarme Ue sulle uova produce una frittata

Chieste le dimissioni del direttore dell’Efsa Storace: «Ingiustificato bandirle dalla tavola»

Enza Cusmai

da Milano

Sode sì, crude no. Frittata sì, alla coque no. Pollo crudo no, cotto sì, forse. Le indicazioni della Ue, ondivaghe, a volte addirittura contraddittorie, hanno già fatto crollare il mercato avicolo. Ora potrebbero indurre milioni di persone a diventare vegetariane. A scanso di equivoci.
La cronaca di giornata sull’influenza aviaria registra una virata di 180 gradi in fatto di prevenzione. L’altra sera, la notizia arrivata in redazione era di quelle che fanno saltare dalla sedia: la Ue «consiglia» di non mangiare oltre al pollo crudo anche le uova crude. E quindi addio anche a maionese o ai tiramisù.
L’allarme era stato lanciato direttamente da Herman Koëter, direttore scientifico dell’Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare con sede a Parma. Attraverso i giornali americani aveva annunciato una nuova raccomandazione per i consumatori della Ue: mangiare pollo e uova rigorosamente cotti per evitare problemi. «Nessun elemento indica che il virus possa contagiare un individuo attraverso le vie digestive - aveva affermato Koëter -. Tuttavia non siamo neppure sicuri del contrario...».
Le parole insinuano ogni sorta di dubbio ai consumatori che di sicuro per 24 ore si saranno ben guardati dal mangiare uova. Ma ora le cose stanno diversamente. La Ue ha corretto il tiro, diventa possibilista e ci restituisce il gusto di un bell’uovo all’occhio di bue. Né troppo cotto, ma neppure crudo. «Non vi è prova ad oggi che l'influenza aviaria possa essere trasmessa agli umani attraverso il consumo di cibi, in particolare pollo e uova, anche se non si può escludere questa possibilità» si legge in un comunicato della Commissione europea. Rafforzata, dopo una pioggia di proteste piovute sulla testa della Ue, dall’intervento del commissario Philip Tod. Che tenta di eliminare ogni dubbio. «Il pollame in vendita nell'Ue non pone rischi per i consumatori». Gli fa eco l’Autorità alimentare che collega l’esortazione alla cottura delle uova con il rischio della ben nota salmonella. «La diffusione più probabile del virus H5N1 negli umani è il contatto con animali infetti vivi o con le loro deiezioni» spiegano all’Efsa, ma si consiglia «l’adeguata cottura» dei prodotti avicoli «per proteggere dalla possibile presenza di salmonella ed altri organismi nocivi». E ancora. «Mentre è improbabile che l'H5N1 possa essere trasmesso agli umani tramite la carne cruda e le uova, cucinare il cibo in modo appropriato inattiverebbe il virus e eliminerebbe questo potenziale rischio» .
Le precisazioni - doverose - non hanno però soddisfatto l'Aduc, l’associazione di tutela dei consumatori che chiede le dimissioni del direttore scientifico dell'Agenzia europea per la sicurezza alimentare. «Nel mondo scientifico sono le prove che sostengono la validità di una tesi che, prima di essere divulgate, devono essere sottoposte al vaglio di analisi e verifiche, altrimenti si può affermare tutto e il contrario di tutto. Se non si hanno prove che il virus aviario può essere trasmesso attraverso il cibo - si chiede l'Aduc - perché instillare il dubbio che ciò possa avvenire?».
Sulla «frittata» a firma Ue è intervenuto anche il ministero della Salute che ritiene «ingiustificato» bandire dalle tavole degli italiani o dalle mense scolastiche carne di pollame e uova. «Alla data odierna non esiste evidenza scientifica che il consumo di carni e uova, anche se provenienti da animali infetti, siano in grado di trasmettere la malattia all'uomo». Poi Storace ricorda che il sistema di sorveglianza, attuato dalle autorità nazionali, garantisce «elevati standard igienico-sanitari», a tutela della salute degli animali, degli operatori del settore e dei consumatori. «I rigorosi controlli sono oltre un milione e riguardano tutte le fasi del processo produttivo di pollame e uova: dall'alimentazione fornita agli animali all'allevamento, dalla lavorazione alla distribuzione nei punti vendita». Dal punto vista produttivo, dice ancora il ministro, l'Italia è autosufficiente, con un tasso di autoapprovvigionamento del 106,2% per le carni di pollame e del 101% per le uova. «La situazione del nostro Paese non è, quindi, assolutamente paragonabile a quella delle nazioni colpite dal virus, dove si assiste a vere e proprie forme di convivenza tra esseri umani e animali».