L’alleanza Stalin-Hitler nella corsa alla strage

Crediamo di sapere tutto, o almeno molto, sulle atrocità avvenute in Europa negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso. Ma ogni volta che leggiamo un saggio sul tema ci sembra impossibile che quei fatti siano veramente accaduti, che a esempio nelle carestie volute da Stalin le famiglie uccidessero i più deboli, di solito i bambini, per mangiare la loro carne.
In un libro di quasi 600 pagine, Terre di sangue (Rizzoli), lo storico americano Timothy Snyder ricostruisce le stragi comuniste e naziste che avvennero nel territorio europeo compreso tra la Polonia centrale e la Russia occidentale, e includente l’Ucraina, la Bielorussa e gli stati baltici. Quattordici milioni i morti. Il saggio, a volte un po’ ripetitivo e ridondante, ma straordinariamente accurato nella narrazione e nelle citazioni, spiega che i quattordici milioni furono vittime di assassinî politici di massa, non di eventi bellici. Un quarto di essi - addebitabile quasi totalmente ai sovietici - fu ucciso addirittura prima dell’inizio della seconda guerra mondiale.
I maggiori colpevoli di quei macelli hanno un nome, e infatti il sottotitolo del libro è L’Europa nella morsa di Hitler e Stalin. Loro presero le decisioni più funeste, loro sguinzagliarono i carnefci. «Nel 1933 Stalin sapeva cosa sarebbe successo se si fosse impossessato del cibo dei contadini affamati dell’Ucraina, esattamente come Hitler sapeva che cosa aspettarsi quando, otto anni più tardi, privò del cibo i prigionieri di guerra sovietici. In entrambi i frangenti persero la vita più di tre milioni di persone».
Snyder non s’impegna, e fa bene, nel futile esercizio di stabilire quale tra le due tirannie sia stata più feroce. Al di là d’un certo limite le crudeltà sono uguali. Se proprio si vuole operare una distinzione tra i due stermini va detto che quello nazista culminò negli anni di guerra, quello sovietico cominciò e accumulò montagne di cadaveri già in tempo di pace. Nelle pagine che si occupano degli abominî tedeschi Tyler ripropone episodi spaventosi, la lucida e paranoica volontà dei capi di eliminare un popolo associata alla bieca efficienza di docili esecutori. Un poliziotto tedesco (per la precisione, austriaco) descrisse alla moglie le sue esperienze di fucilatore d’ebrei: «Al primo tentativo le mani mi tremavano un po’ mentre sparavo, ma poi ci si abitua. Entro il decimo tentativo prendevo la mira con calma e sparavo con sicurezza alle molte donne, bambini e neonati. \ I neonati \ descrivevano grandi cerchi in aria, e li colpivamo al volo, facendoli a pezzi, prima che i corpi cadessero». Da far accapponare la pelle. Ma nelle rievocazioni dell’Olocausto questa bestialità dei giustizieri, dovunque fosse esercitata, ha trovato menzione ed ha avuto un’ampia documentazione, trovata oltretutto nei campi di concentramento e di strage, come Auschwitz, caduti a fine guerra nelle mani dei vincitori.
Meno noti mi sembrano gli orrori staliniani della lotta ai kulaki e delle carestie che, con i suoi ordini insensati in una lucida paranoia stragista, Baffone provocò. La collettivizzazione delle terre fu un disastro, e la dirigenza sovietica, anziché imputarla alla sua incapacità e alla sua anchilosi ideologica, l’imputò al sabotaggio dei contadini abbienti. Che divennero l’oggetto d’una persecuzione organizzata e implacabile, fondata essenzialmente sui campi di concentramento. L’arcipelago gulag, ossia un’immane catena di campi, coincise con le deportazioni di contadini, avviati al lavoro forzato. «Alla fine \ avrebbe incluso 476 complessi di campi a cui erano stati condannati circa 18 milioni di persone, delle quali tra un milione e mezzo e tre milioni sarebbero morte durante i periodi di carcerazione». La polizia politica infieriva. Erano state istituite troike di giustizieri che provvedevano a rispettare le quote di morte stabilite dall’alto. A Leningrado una presunta indagine portò alla fucilazione di 35 sordomuti. In Ucraina il capo del Nkvd (l’esecrata polizia), Izrail Leplevskij, ritenne che fosse inutile deportare gli anziani, meglio metterli spicciativamente al muro.
Sì, nelle terre di sangue parve che ogni bagliore di umanità andasse perduto. Dopo aver subito le efferatezze naziste, polacchi e sovietici si presero una rivincita quando ci fu l’esodo delle popolazioni tedesche dai territori perduti per la follia criminale di Hitler. Lo stupro delle donne era per l’Armata Rossa una regola, una sorta di legittimo bottino. La povera gente che dovette lasciare la propria terra, la casa, i beni fu sottoposta a vessazioni di ogni genere. Furono 7,6 milioni i tedeschi che dovettero abbandonare le aree passate alla Polonia.
Davvero terre di sangue, quelle di un’Europa che subì nello stesso periodo di tempo il tallone di ferro staliniano e il tallone di ferro hitleriano. Il terrore staliniano - diversamente da quello hitleriano, troncato dalla disfatta - continuò a imperversare anche quando in Europa le armi tacquero. Tranne quelle dei plotoni d’esecuzione.