L’ALLEATO DEMOCRATICO 4 BEPPE FIORONI

RomaAdditato dal centrodestra, nel giorno dell’aggressione a Maurizio Belpietro, come un «cattivo maestro» che aizza l’odio politico dalle aule del Parlamento, Tonino Di Pietro respinge le accuse e parla di «sciacallaggio politico» contro di lui. Ma anche nel suo schieramento c’è chi degli eccessi verbali e del protagonismo mediatico del capo di Italia dei Valori non ne può più. Come l’ex ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni, che viene dalle file del Ppi. E secondo il quale «la deriva giustizialista di Di Pietro non è compatibile con il Pd, una nuova alleanza con lui è improponibile».
Onorevole Fioroni, la tentata aggressione contro il direttore di Libero è il segnale di un clima che sta degenerando?
«Un segnale inquietante, l’aria sta diventando irrespirabile. Si può dissentire dalle opinioni di Belpietro e del suo giornale ma una cosa deve essere chiara sempre e comunque, se vogliamo restare un paese civile: davanti al fatto che qualcuno lo ha aspettato sotto casa con una pistola, nessuno può insinuare il minimo dubbio su chi sia la vittima e chi il carnefice. L’indignazione e la condanna verso atti di questo tipo devono essere assolute, senza “se” o “ma” pelosi. Altrimenti non si riesce a mettere un argine alla deriva verso forme di eversione o di ritorno della violenza».
Una deriva alimentata dallo scontro troppo aspro tra tifoserie politiche?
«Mi pare che si rischi di perdere una bussola che non andrebbe mai messa in discussione: qualunque sia il livello di disaccordo politico, non dovrebbe mai venire meno il rispetto per la dignità della persona umana, e la consapevolezza che l’avversario è colui con cui ci si confronta, anche aspramente, ma non è mai il nemico da abbattere. È una bussola che dovrebbero tenere sempre presente tutti, un senso di responsabilità che chi ha una funzione pubblica dovrebbe esercitare in ogni gesto, parola o scritto».
Anche negli interventi parlamentari sulla fiducia, come quello di Di Pietro l’altro giorno?
«I toni usati dai rappresentanti dell’Italia dei Valori in parlamento o da altre forze di opposizione, come Grillini, nelle piazze sono da rifiutare. Loro ritengono che la forza della propria battaglia sia proporzionale all’irruenza dei toni che si usano, e non esercitano quasi mai il rispetto che è dovuto a qualsiasi avversario».
La convivenza con Tonino Di Pietro continua ad essere un problema, per i moderati del Partito democratico. Lei crede che arriverete ad un chiarimento dei ruoli, prima o poi?
«Personalmente ritengo che il Pd molto difficilmente possa ribadire l’alleanza con chi è talmente ossessionato dalla ricerca del tornaconto elettorale per il proprio orticello politico da disinteressarsi totalmente di costruire attorno al centrosinistra il consenso necessario a far vincere l’alternativa a Berlusconi».
Di Pietro insomma finisce per fare il gioco di Berlusconi, allontanando i moderati dal vostro campo?
«I toni e le espressioni che usa provocano l’effetto di respingere e allontanare chi non condivide quell’estremismo verbale e quegli eccessi di giustizialismo. Di Pietro confonde la legalità con altro. Sostiene di porla al centro della sua politica, ma legalità significa dare ai magistrati mezzi, strumenti e autonomia perché possano fare indagini. Non fare a gara con i grillini ad additare presunti colpevoli da giustiziare a parole nelle piazze. Ma dal richiamo alla moderazione e alla responsabilità, anche nei confronti degli avversari troppo spesso “manganellati”, nessuno si deve sentire escluso».
A chi si riferisce?
«Non si devono sentire esclusi i partiti, che esasperano un modello di leadership fondata sul “capo” e si trasformano in fan club piuttosto che in laboratori di idee e proposte. Non si devono sentire esclusi i giornali e l’informazione tutta, che troppo spesso con le loro campagne, da una parte e dall’altra, superano il limite del rispetto del cittadino, chiunque egli sia. E non si deve sentire escluso neppure il governo, che spesso liquida come protesta contro il suo operato il grave disagio del paese, che invece è un grido di aiuto cui è suo dovere dare risposta».