L’allegra Roma di Veltroni: chi assegna i soldi è lo stesso che li prende

Nella commissione che gestisce i fondi per le periferie siedono soci di aziende che poi beneficiano di quei contributi

Gian Marco Chiocci
Massimo Malpica

Roma - Che nella Capitale l’applicazione della legge Bersani per riqualificare le periferie degradate non sia stata impeccabile è chiaro: molti dei progetti finanziati sono svaniti nel nulla, insieme alle aziende che li avevano proposti e ai soldi che queste ultime avevano ricevuto dal Comune. Ma l’evaporazione del 30 per cento delle somme erogate, e gli strani criteri dei finanziamenti (c’è anche un elegante country club tra i beneficiari), non sono le sole magagne. A scorrere i nomi degli uffici capitolini deputati a distribuire i fondi della Legge Bersani saltano fuori curiose coincidenze, incroci a mezza strada tra il labirinto e le scatole cinesi. Società beneficiarie delle sovvenzioni diventano fornitrici di servizi per il Comune. Associazioni pagate per consulenze e prestazioni dall’ufficio del Campidoglio che distribuisce i fondi hanno tra i soci componenti di quello stesso ufficio. Un carosello dei soliti nomi, di persone o di associazioni, che disegna un quadro caratterizzato da molta confusione, poca trasparenza e un forte odore di conflitto d’interessi.
All’interno dell’assessorato alle Periferie e lavoro del Campidoglio, che Veltroni in entrambi i mandati ha sempre riservato al Prc (fino a due anni fa assegnato a Luigi Nieri, poi divenuto assessore al Bilancio alla Regione, e ora guidato da Dante Pomponi), si è deciso di delegare la gestione della «266/97» all’Unità operativa Autopromozione sociale. Struttura che si avvale di una commissione giudicatrice alla quale spetta ogni decisione sulla destinazione delle decine di milioni di euro pubblici girati dallo Stato all’amministrazione comunale. La maggioranza dei componenti della commissione, però, non è dipendente del Campidoglio: 9 membri su undici, nella riunione del 12 giugno, erano esterni. Curiosamente i nominativi dei «commissari» (e di altri collaboratori dell’ufficio) tornano frequentemente nelle distinte di pagamento della «Autopromozione sociale» come beneficiari delle somme. Da un lato erogate direttamente agli interessati, come compensi per le consulenze esterne (anche da 50mila euro annui) o per i contratti a termine. Dall’altro indirettamente, come liquidazioni per servizi prestati da onlus e associazioni. Nelle quali quei nomi si rincorrono all’interno delle cariche sociali.
A cominciare dal dirigente dell’unità operativa, Alessandro Messina, assunto con contratto privatistico, già direttore dell’associazione senza fini di lucro Lunaria. Proprio Lunaria nel 2005 incassa 60mila euro dall’Autopromozione sociale «per servizi gestionali e di segreteria all’interno del forum “L’impresa di un’economia diversa”». Di Lunaria fa parte anche un’altra componente della commissione giudicatrice, Erika Lombardi. Che a sua volta è socia e vicepresidente (insieme a Valentina Marvelli, anche lei nella commissione del Comune che decide sui bandi), della «Mag Roma», una «finanziaria sociale autogestita». Che ottiene una sede proprio in uno dei cinque «incubatori di impresa» (uffici attrezzati dove le aziende possono cominciare la propria attività) del Comune di Roma, creati da Autopromozione sociale e concessi su decisione della Commissione. Quella dove siedono le due socie di Mag.
Tornando ad Alessandro Messina, il dirigente dell’unità operativa del Comune è un «socio storico» di Banca Etica, nonché già candidato al Cda dell’istituto di credito che sostiene non profit e economia solidale (e le adesioni alla sua candidatura venivano raccolte nella sede di Lunaria). Banca Etica spunta frequentemente pure nelle voci di spesa dei pagamenti e negli atti amministrativi comunali effettuati sempre dall’Unità operativa che si possono scaricare dal sito www.autopromozionesociale.it. La Banca, infatti, riceve dal Comune l’affidamento del servizio di fornitura di servizi alle imprese beneficiarie della Bersani. Amministra poi il «fondo rotativo» previsto dalla 266/97. E gestisce insieme ad altre aziende il «Centro per l’impresa etica e responsabile RespEt», anche questa un’iniziativa dell’assessorato per le Periferie e il lavoro del Comune di Roma. Insomma, Banca Etica, dove Messina non è uno sconosciuto, è l’istituto bancario di riferimento dell’Unità Operativa V, dove Messina è direttore. Il tutto avviene alla luce del sole, tanto che il 24 maggio del 2006 il Campidoglio autorizza «l’impegno di spesa di euro 313,10 per la partecipazione del dottor Alessandro Messina, direttore del V U.O. del XIX Dipartimento all’assemblea dei soci di Banca Etica del 27 maggio 2006». Tutto normale? O un caso di scuola di un sistema appunto «autopromozionale» e impermeabile? Intanto dal 2005 il dipartimento Autopromozione sociale, insieme al dipartimento di Scienze economiche della facoltà di Statistica della Sapienza, ha dato vita a un master in Sviluppo locale ed economia solidale. Il corso costa 2.500 euro e si tiene in uno degli incubatori d’impresa del Comune. Tra i docenti, naturalmente, ci sono Alessandro Messina e altri tre componenti della commissione giudicatrice, oltre ai presidenti di Lunaria e di Banca Etica. C’è sempre da imparare.
(8. Continua)