L’allegro naufragio nell’immenso

«Balaustrata di brezza/ per appoggiare stasera/ la mia malinconia». Giuseppe Ungaretti visse allegro di un’allegria di naufragi per tutta la sua lunga vita (1888-1970) e scrisse brevissime poesie come questa, che concentrano l’intero ermetismo in tre versi che molti conoscono a memoria fin dalle elementari. Nacque ad Alessandria d’Egitto, e del Nord Africa conservò il gusto e la sensualità. Nel 1912 fu a Parigi, dove si legò ad Apollinaire, Picasso, Modigliani, De Chirico. Combatté nella Grande Guerra, sul Carso, e nel ’20, dopo aver sposato Jeanne Dupoix da cui ebbe due figli, tornò in Italia. Corrispose da qui per diversi giornali francesi, viaggiò molto, e nel ’42, nominato Accademico d’Italia, guadagnò «per chiara fama» la cattedra di letteratura all’Università di Roma. La morte - «Immemore sorella, morte,/ l’uguale mi farai del sogno,/ baciandomi» - lo colse a Milano il primo giorno di giugno.