Con l’«Alleluja» di Mozart la rivincita del coro d’autore

AAlleluja: chissà che scossa ha dato, nella chiesa di Sant'Antonio in Milano, quando Mozart diciassettenne l'ha scoccato la prima volta. È il momento finale del mottetto Exultate, jubilate, si apre festante e vola voluttuoso nella felicità di gorgheggi d'imprendibile virtuosismo a ritmo rapido, armonioso ed elegante come un'aria di Haendel, scatenato ed elementare come un gospel. Nella stessa chiesa, fra i vividi quadri secenteschi lombardi e i gesti morbidi barocchi delle statue di marmo candido, è di nuovo risuonato, l'altra sera: Gemma Bertagnolli, la squisitissima, ha interpretato il mottetto con incantamento rapinoso, Diego Fasolis l'ha diretto con precipitosa irruenza, e una gran folla ha fatto grandissima festa. La serata, resa possibile dalla collaborazione del Comune e della Società del Quartetto, comprendeva altre pagine antiche d'ambito milanese, ed era organizzata per il bellissimo evento del restauro dell'organo, riofferto all'ascolto dopo qualche decennio, ed affidato per il primo concerto all'esperta professionalità di Lorenzo Ghielmi. Recuperare organi antichi, meditare con la musica, è una passione italiana del nostro tempo: chi l'avrebbe mai detto? E non è il caso di pensarci su?