Ma l’allerta sanitario era scattato due mesi fa

La vicenda del latte per bambini Nestlé contaminato con ITX (Isopropyl Thio Xanthone, una sostanza chimica utilizzata negli inchiostri degli imballaggi TetraPak) è una classica notizia a scoppio ritardato, «scoperta» ieri a causa del sequestro di alcuni lotti dei prodotti interessati da parte del Corpo forestale dello Stato, ma in realtà risalente allo scorso mese di settembre. A scoprire la contaminazione è stato il Servizio acqua e alimenti del dipartimento dell’Arpam di Ascoli, diretto da Ernesto Corradetti, un chimico di 57 anni: «Cercavamo idrocarburi aromatici e invece ci siamo imbattuti in una sostanza che non conoscevamo, l’Itx, e che ancora non sappiamo se possa essere tossica o no. Di sicuro, non è contemplata fra gli additivi autorizzati per la realizzazione dei contenitori di alimenti. Dunque poteva essere utilizzata, ma non doveva sciogliersi nel latte». Fu appunto a settembre che l’Italia segnalò il problema alla Commissione europea e agli Stati Ue. Nestlé e Tetrapack si erano allora impegnate a ritirare progressivamente dal commercio tutti i prodotti alimentari grassi contaminati. I prodotti erano poi stati effettivamente ritirati, con una certa discrezione, in Francia, Portogallo e Spagna, oltre che in Italia. Mentre Tetrapack ha cambiato, nel frattempo, la tecnica di stampa delle etichette, per evitare il passaggio delle sostanze chimiche usate nell’inchiostro attraverso le pareti dell’imballaggio. L’Europa aveva chiesto alla Nestlé, in più, un dossier tossicologico che dimostrasse l’innocuità dell’ITX. Lo aveva trasmesso all’Efsa, l’Autorità europea di sicurezza alimentare di Parma, chiedendole di esaminarlo e di produrre una valutazione di rischio (che arriverà solo in primavera, entro la fine di aprile). Una prima valutazione del dossier tossicologico deve avere comunque tranquillizzato la Commissione, che non ha giudicato necessario prendere alcuna misura d’emergenza (come, ad esempio, il ritiro precauzionale dal mercato Ue di tutti gli alimenti sui cui imballaggi siano state stampate etichette contenenti ITX con la stessa tecnica usata per il latte Nestlé).