L’allievo supera il maestro

Di certo non aveva perso la sagacia. Nel bel mezzo del processo a suo carico, uno dei dibattimenti più celebri della storia di Francia, in cui era accusato di undici omicidi, provocò così la Corte: «Mostratemi i cadaveri!». Henry Desirée Landru fu, inconsapevolmente, il maestro criminale di Cesare Serviatti, tanto che questi venne soprannominato «Il Landru del Tevere», in relazione all’uccisione di Bice Margarucci.
Sorprendenti le analogie tra l’operato dell’uno e dell’altro mostro: le vittime erano sempre donne discretamente danarose, che venivano circuite con promesse di matrimonio e derubate; dopodiché eliminate.
C’è da dire che le vittime di Landru, nato nel 1869 e tragicamente operativo durante gli anni della Grande Guerra, sono più numerose: dieci donne più un bambino che aveva avuto la sventura di accompagnare una delle vittime a far visita all’assassino.
Anche il modo di sbarazzarsi dei cadaveri era più spiccio: venivano bruciati nella cucina a legna della villetta di campagna che il carnefice affittava per dare di sé un’immagine agiata. Per il resto, la truffa sistematica di povere vedove o zitelle fa pensare, per l’uno e per l’altro, ad una vera e propria attività imprenditoriale del crimine.
Indagato inizialmente per appropriazione indebita, ben presto Landru venne accusato anche degli omicidi.
Nel giardino della villetta furono trovate anche ossa e denti, e nulla, neppure il suo sarcasmo, riuscì ad evitare allo spietato assassino la condanna alla pena di morte.
Si concluse così una delle più macabre storie che scosse la Francia.
Undici omicidi, di un serial killer spietato che mai provò pietà per le sue vittime.
Vittime prima uccise e successivamente bruciate nella cucina a legna della sua villetta.