L’alta società di Istanbul vota per il nemico Erdogan

Vestono occidentale, sono laici, amano il lusso, ma alle urne staranno tutti con il premier filoislamico. Giocando col fuoco

nostro inviato a Istanbul

Enda Mermerci è una delle dame chic della Istanbul bene. Moglie di un uomo d'affari molto ricco non ha nulla in comune con le donne islamiche tradizionaliste. Bionda, abbronzatissima, anziché il velo indossa un abito firmato che esalta una scollatura generosa lasciando scoperte le spalle e le braccia. Enda ha accolto così, l'altra sera, oltre 500 invitati al suo party. Industriali, avvocati, finanzieri, gente solidamente laica e che dunque, a rigor di logica, dovrebbe votare per il principale partito secolare, quello repubblicano-kamalista di Baikal, alle elezioni politiche di domenica. E invece no. Enda Mermerci non ha alcuna difficoltà ad ammettere che darà la propria preferenza al premier uscente, l'islamico Erdogan e che l'80% dei suoi amici farà altrettanto. Di più: anche chi voterà per i partiti laici, in cuor suo lo farà sperando nella vittoria dell'Akp, il Partito per la Giustizia e il Progresso.
È uno dei tanti paradossi delle elezioni politiche in programma domani in Turchia. L'alta società vota per Erdogan; come i contadini dell'Anatolia profonda, come gli Imam delle moschee di Istanbul e di Kaydar. Che l'Akp fosse il partito dei poveri era noto, ma perché anche dei milionari?
Per interesse, naturalmente. Perché il premier uscente in cinque anni ha seguito rigorosamente i consigli del Fondo monetario internazionale, liberalizzando l'economia e privatizzando molte società pubbliche, che sono state acquistate dagli stranieri ma anche da molti turchi. Insomma, i ricchi sono diventati ancora più ricchi, peraltro grazie anche al boom della Borsa. E hanno stretto con Erdogan legami sempre più stretti. Al leader islamico le mondanità non dispiacciono, così come i tanti agi che la permanenza al potere gli ha procurato. La saga sulla sua improvvisa ricchezza si è arricchita di nuove rivelazioni: il premier oltre ad indossare un orologio da 40mila dollari, possedere un patrimonio da un milione euro, partecipazioni in fiorenti aziende intestate a figli, fratelli e cognati, avrebbe acquistato cinque villette da un milione di euro l'una a Uskudar, sobborgo della parte asiatica di Istanbul, con splendida vista sul Bosforo. E, come ha ricordato ieri la stampa, nella legislatura appena conclusa la maggioranza ha approvato una legge che vieta al fisco di chiedere l'origine dei patrimoni ai politici eletti, agli uomini d'affari e ai loro familiari. Questo spiega perché i leader dell'Akp non abbiano remore nell'esibire la loro improvvisa ricchezza (il sindaco di Istanbul, ad esempio, ha appena acquistato la più famosa pasticceria della città). E perché le élites siano diventate improvvisamente filoislamiche.
Di certo domani non diserteranno le urne: intere famiglie interromperanno le vacanze sulla costa tornando nelle città per poche ore, giusto il tempo di votare. L'incertezza sul risultato favorisce l'affluenza alle urne. L'Akp dovrebbe rimanere il primo partito, ma non è detto che riesca ad ottenere la maggioranza assoluta dei seggi. Inutile consultare i sondaggi: in due giorni alcuni lo hanno dato addirittura al 48%, altri solo al 31%, addirittura in calo di tre punti rispetto al 2004. Erdogan potrebbe essere costretto ad allearsi con i candidati indipendenti, molti dei quali sono curdi, o addirittura finire all'opposizione se i due principali partiti laici - quello repubblicano e quello ultranazionalista del Mhp - ottenessero più del 50 per cento.
In ogni caso le classi più agiate non sembrano temere la fine della Turchia secolare e l'islamizzazione strisciante del Paese, denunciata dall'esercito e dalla folla immensa che nei mesi scorsi ha manifestato per le vie delle principali città.
Non sono gli unici ad essere ottimisti sulle intenzioni del Partito per la Giustizia e il Progresso. Da Washington e molte capitali europee continuano a giungere segnali di sostegno a Erdogan, che viene ritenuto più affidabile e ragionevole dei partiti secolari. Anche l'Occidente, più che dall'amore, è mosso dall'interesse, economico e strategico in un Medio Oriente che ha bisogno di stabilità. Quanto sia saggia e premiante questa linea è tutto da vedere.
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