L’Alta velocità è la via ideale. Peccato solo i ritardi

Otto ore di viaggio in cambio di otto ore nella Capitale per affari, studio o turismo. È questo il baratto che Trenitalia propone ai liguri con il nuovo collegamento Genova Brignole - Roma Termini, studiato per agevolare l'andata e ritorno in giornata. A poco più di un mese dalla sua introduzione il Giornale l'ha provato e ha scoperto che, sì, funziona ma che è anche roba da fisico d'acciaio e che non è di certo immune dagli usuali disservizi dei trasporti all'italiana.
Il primo passo della trasferta è da shock: l'appuntamento al binario 11 con l'Etr 460 bianco e rosso, in onorato servizio da almeno 15 anni, è alle sei in punto, quando la città dorme ancora e l'alba è di là da venire. Ma forse ne vale la pena se si vuole essere all'ombra del Colosseo già alle 10.
Al momento della partenza, in perfetto orario, i viaggiatori sonnecchiano e si lasciano cullare dalla velocità, non alta ma perlomeno non interrotta da troppe fermate. Alle 6.50 il treno è già a La Spezia, alle 7.30 a Pisa, alle 7.46 a Livorno. A chi è a bordo sembra di aver volato anche se in realtà questo pendolino di vecchia generazione non fa nulla di eccezionale: lo chiamano infatti Eurostar Fast e l'hanno inserito nell'innovativo programma dell'Alta Velocità come collegamento «velocizzato» ma non è una vera Tav e sfrutta semplicemente il vantaggio di essere il principe della linea Tirrenica. Il risparmio in termini di tempo è comunque di un'ora e trenta rispetto al passato e i viaggiatori sembrano apprezzare. L'arrivo a Roma Termini spacca il minuto e il servizio, anche per quanto riguarda pulizia e cortesia, è stato impeccabile. Per il ritorno si spera nel bis.
L'appuntamento questa volta è alle 18, stesso giorno, otto ore di stanchezza più tardi. Il binario è affollato e tutto lascia prevedere un viaggio più complicato rispetto al mattino: il treno è più sporco, la gente più chiassosa ma soprattutto l'orario di partenza non viene rispettato. Il Roma Termini - Genova Brignole si muove dalla Capitale con cinque minuti di ritardo che aumentano a poco a poco, inesorabilmente; una volta a La Spezia sono 12 e chi ha la coincidenza con l'ultimo treno per Torino comincia già ad andare in fibrillazione. Ma il bello deve ancora a venire. Dopo qualche minuto d'attesa di troppo sui binari spezzini il solito ben informato tra i passeggeri annuncia: «Manca il macchinista abilitato a guidare l'Eurostar nelle gallerie del Levante!». Apriti cielo: ma mandano il nuovo gioiello, la «freccina rossa», fino in Liguria senza le adeguate autorizzazioni? A quanto pare sì, anzi no, «è che si sono persi il macchinista che doveva entrare in servizio ora».
Prima che il convoglio sia in grado di ripartire il ritardo arriva a 45 minuti e manda in fumo vantaggi e gioie del Fast: all'arrivo, quando manca ormai un quarto d'ora alle 23, tutti i viaggiatori sono arrabbiati, quelli che corrono a prendere la loro coincidenza, quelli che erano partiti alle 6 del mattino.
A consolare quest'ultimi resta solo il prezzo pagato: se per un normale Intercity la tariffa era ed è di 36.50 euro a tratta in seconda classe, il nuovo collegamento costa non troppo di più (45.60 euro) e offre fino a giugno la possibilità di usufruire dell'andata e ritorno in giornata a 70 euro complessivi (con il 35% di sconto). Disservizi permettendo, insomma, Roma è davvero un po' più vicina.