L’alternativa a Malagrotta? Un rebus

L’alternativa a Malagrotta? Un problema di Alemanno, l’unica certezza oggi è che a fine anno si chiude. Il nuovo piano dei rifiuti per sostituire quello obsoleto del 2002? Sarà approvato «a partire» da giugno 2009.
Sono numerosi i punti interrogativi e pochissime le certezze dopo l’audizione di Piero Marrazzo di fronte alla commissione Ambiente del consiglio regionale. In primo luogo non è chiaro cosa succederà dopo il 31 dicembre, data in cui dovrebbe andare in pensione la più grande discarica d’Europa, sebbene non mancherebbero le condizioni tecniche per una proroga. Si parla di Monti dell’Ortaccio come un’alternativa possibile viste le caratteristiche del terreno e la distanza dai centri abitati, ma il vero nodo politico è altrove: «Un’altra soluzione va studiata - ha rilevato il governatore - e nel regime ordinario è il Comune che deve individuare un’area». Un’affermazione questa che ha fatto insorgere l’opposizione: «Si tratta di una grave scorrettezza istituzionale, che tende solo a voler scaricare al Campidoglio la responsabilità di trovare un sito», ha commentato Bruno Prestagiovanni del Pdl, vicepresidente del consiglio regionale. Mentre Ludovico Todini, consigliere comunale del Pdl e membro della commissione Ambiente ha giudicato Marrazzo «vittima della propria accidia», invitandolo a spiegare perché la capitale «debba diventare la pattumiera del Lazio».
Fabio Desideri, vicepresidente della federazione dei Cristiani Popolari, ha voluto ricordare che sulla costruzione del gassificatore di Malagrotta aveva presentato un’interrogazione oltre due anni e mezzo fa, evidenziando l’emergenza ambientale dell’area di Valle Galeria. «Era esattamente il 15 marzo 2006 - scrive Desideri in una nota - quando domandai: cosa sta accadendo all’interno della discarica? Da allora di immondizia ne è stata accumulata tanta, il progetto dell’inceneritore si è concretizzato e l'impianto è pronto per entrare in funzione. Eppure Marrazzo continua a tacere». Donato Robilotta, capogruppo alla Pisana di Sr-Pdl ha ricordato invece che «senza la decisione già presa su un sito alternativo, a fine anno c’è il rischio di un’emergenza rifiuti». Un bel problema, figlio secondo Robilotta di una strategia di fondo: «Marrazzo, invece di autorizzare l’allargamento delle discariche, ha passato la delega ai comuni, che ora si troveranno a prendere delle decisioni impopolari. Su Roma la Regione farà bella figura chiudendo Malagrotta» e lascerà nelle mani di Alemanno la patata bollente. Sempre rivolto ai comuni, il governatore si è detto preoccupato dei debiti accumulati nei confronti dei gestori, quantificabili in circa 200 milioni di euro e in perenne crescita. Il che potrebbe portare, in mancanza di azioni correttive, all’«entrata in crisi finanziaria del sistema».
Servono interventi organici dunque, da inserire nel nuovo piano dei rifiuti: la gara per scegliere l’organismo tecnico che affiancherà la Regione nella stesura è stata avviata a fine giugno, a inizio novembre si potrebbe aggiudicare l’appalto e sottoporre al consiglio un primo documento di analisi e sintesi entro marzo 2009. Questo almeno dando retta alle scadenze annunciate da Piero Marrazzo.