L’altolà di Mantovani: «Controlli per fermare i signori delle tessere»

Milano«Il voto di fiducia di venerdì? Un ulteriore segnale positivo per il governo e un’altra figuraccia della sinistra». Non solo. «Anche il venir fuori di qualche traditore nel centrodestra». Mario Mantovani, sottosegretario alle Infrastrutture e coordinatore lombardo del Pdl, non l’ha ancora mandata giù. «Traditori che farebbero bene a lasciare il partito. E anche il Parlamento». Una scomunica. «Troppo comodo farsi eleggere con un partito e poi andare da una parte all’altra a seconda delle convenienze». Non bello, ma consentito. Non c’è vincolo di mandato. E allora Mantovani chiede di mettere il vincolo nella Costituzione. «Chi viene eletto ha il dovere di rimanere nel partito per cui è stato votato, altrimenti decada da parlamentare. Se non facciamo così la gente perde la fiducia. Nella politica e nelle istituzioni». Fosse così, sono in molti se ne sarebbero già dovuti andare. «Gianfranco Fini è stato votato per sostenere il governo di Silvio Berlusconi e se n’è andato, due o tre se ne vanno da una parte, altri tre dall’altra. Basta. Chi è eletto dev’essere vincolato al mandato popolare». Sarebbe una rivoluzione. «Se l’Italia nella Prima repubblica ha avuto cinquanta governi è perché cambiavano a seconda delle correnti e delle stagioni. E così l’assenza di una regia politica ed economica forte ha causato quel debito pubblico che trascina in tante difficoltà. E a subire questa crisi sono soprattutto i giovani». Che scendono in piazza, ma a Roma hanno combinato un disastro. «Nell’indignazione di certa gioventù qualche ragione c’è». Lo ammette anche lei, senatore Mantovani? «Certo. Ma non è sicuramente quello il modo per esprimerle. Ci sono la via della democrazia e soprattutto della civiltà». Quindi? «È tempo di sacrifici. Per tutti. Non possiamo lasciare un futuro incerto a questi giovani, solo perché chi li ha preceduti ne ha approfittato».
Ieri e sabato c’è stata la grande mobilitazione del Pdl per lanciare la campagna di tesseramento che secondo le indicazioni del neo segretario Angelino Alfano deve portare alla stagione congressuale. Con i coordinatori cittadini e provinciali che saranno eletti dagli iscritti. E i pasdaran della democrazia interna che vorrebbero il voto anche di quelli regionali. Nel partito c’è fermento. C’è chi dice (e sono ministri o un illustre governatore) che dopo la pubertà, è finalmente arrivato il momento di strutturarlo. «Io dico - assicura Mantovani - che finché c’è Berlusconi il partito va bene così, siamo in una botte di ferro». C’è molto entusiasmo per le novità. «Non mi pare che ci sia una particolare urgenza. Il rinnovamento va bene, ma che fretta c’è?». La conferma che i congressi in un primo momento annunciati per novembre probabilmente non si faranno. «Forse gennaio o febbraio sono mesi più adatti». E, in caso di elezioni anticipate, salterebbe nuovamente tutto. «Il tesseramento va bene, ma prestiamo il fianco ad antiche condotte. Vedo gente che chiede mille moduli, il tesseramento non si fa così. Una testa un voto è una regola che può andar bene, ma la gente deve iscriversi personalmente, personalmente venire a votare, partecipare alla vita del partito». Tornano i signori delle tessere? «Ho paura di sì. Abbiamo creato un ufficio apposta, dove vediamo concentrazioni sospette di tessere faremo i controlli. L’adesione al Pdl è una cosa seria, nessuno ne deve approfittare».