L’altolà del Pontefice «Le unioni di fatto sono una minaccia»

Il Papa accusa: «Si offende la famiglia fondata sul matrimonio e si cerca di banalizzare l’aborto No alla clonazione, l’essere umano è inviolabile»

da Roma

Uno dei principali compiti della politica è fermare «i continui attentati portati alla vita in tutte le sue forme» e individuabili nell’aborto, nella legalizzazione delle coppie di fatto e nella promozione di una ricerca scientifica senza regole.
Si tratta di un monito chiaro e inequivocabile che Papa Benedetto XVI ha rivolto ieri in occasione dell’udienza al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. In particolare, è stato bocciato qualsiasi tentativo di istituzionalizzare coppie di fatto e unioni omosessuali attraverso i cosiddetti Pacs. «Si sviluppano minacce - ha sottolineato il Pontefice - contro la struttura naturale della famiglia, fondata sul matrimonio tra uomo e donna e tentativi di relativizzarla conferendole lo stesso statuto di forme di unione radicalmente diverse». La condanna di questi orientamenti è inappellabile perché minano sin nelle fondamenta l’istituto della famiglia al quale è affidato il compito di riprodurre la vita, ossia di procreare. «Tutto ciò - ha aggiunto - costituisce una offesa alla famiglia e contribuisce a destabilizzarla violandone la specificità ed il ruolo sociale unico».
La diffusione dei Pacs, secondo Benedetto XVI, non è l’unico attentato alla vita che si perpetra nel mondo. In primo luogo, infatti, si cerca di «banalizzare surrettiziamente l’aborto» in interi continenti come l’Africa tramite accordi internazionali. In secondo luogo, «altre forme di aggressione sono talvolta commesse sotto l’apparenza della ricerca scientifica» quando viene intesa come settore senza leggi «al di fuori di quelle che vuole darsi» e senza limite alle proprie possibilità. Un esempio, ha specificato Ratzinger, è offerto dai «tentativi di legittimare la clonazione umana per ipotetici fini terapeutici».
La difesa della sacralità della vita ha caratterizzato il pontificato di Papa Ratzinger sin dal suo insediamento nel maggio 2005 come vescovo di Roma a San Giovanni in Laterano nel corso del quale predicò «l’inviolabilità dell’essere umano». Nel viaggio nella Spagna zapateriana del luglio 2006 il Pontefice ha ribadito il ruolo della famiglia come «santuario dell’amore, della vita e della fede» proprio nel Paese che tra i primi ha concesso un istituto favorevole alle coppie di fatto sia eterosessuali che omosessuali.
Ma ieri la questione è stata inserita tra le sfide essenziali che gli Stati sono chiamate ad affrontare come «lo scandalo della fame» e della povertà che «richiama l’urgenza di eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale e di correggere i modelli di crescita». E come l’argomento sicurezza da trattare in «un approccio globale e lungimirante» con una ferma condanna del terrorismo (Libano, Israele e Palestina hanno diritto alla pace e al rispetto della loro sovranità, l’Iran deve accettare di dare una «risposta soddisfacente» sul nucleare).
In questa prospettiva il Papa ha ripreso un tema già sollevato nella visita in Turchia dello scorso novembre, quello del dialogo interculturale e interreligioso definito «una necessità vitale, a motivo delle sfide comuni riguardanti la famiglia e la società». Benedetto XVI si è rivolto anche ai Paesi Ue affinché «l’innegabile patrimonio cristiano» non sia trascurato dal Trattato costituzionale in un momento nel quale le democrazie rischiano di trasformarsi in «dittatura del relativismo». «L’avvenire - ha concluso - potrà essere sereno se lavoriamo insieme per l’uomo». Un messaggio che sarà ripetuto anche nel viaggio annunciato per maggio in Brasile.