L’altra faccia della Grande mela: lo stile si ispira allo «street golf»

Così Lacoste rivisita il look impeccabile dei patiti delle buche in versione più sportiva

da New York

Lo sport è l’unica fonte d’ispirazione in grado di tenere gli stilisti lontano dalla trappola del revival. Non per nulla le sole sfilate prive di riferimenti agli anni ’70 tra quelle viste finora a New York sono state Lacoste e Adidas Y-3: brand sportivi con una forte vocazione moda. Christophe Lemaire, talentuoso direttore creativo della griffe del coccodrillo ha disegnato una convincente collezione abbandonandosi ai ricordi delle proprie vacanze infantili nel Sud della Francia. «Ho pensato alla naturale eleganza delle persone che sulla riviera francese come su quella italiana oziano accanto alle piscine immerse negli uliveti» ha detto Lemaire.
Naturalmente essendo giovane e avendo in mano un marchio che fattura 1.550 milioni di euro all’anno, presente in 112 paesi con oltre mille boutique (56 sono in Italia, quinto mercato di Lacoste), non si è limitato a proporre magnifici caftani in leggero cotone bianco, splendidi costumi da bagno in ciniglia con cappuccio, maliziosi bikini lavorati all’uncinetto e le classiche polo di piquet. Così per la nuova linea dedicata a un target giovane e «fashionista», il designer si è ispirato a un fenomeno sociale del nostro tempo: lo street golf. Ci sono tribù di ragazzi e ragazze che a Londra, Parigi e New York giocano a golf per strada organizzando veri e propri tornei da nove buche in mezzo al traffico. Proibite dalla legge perché pericolose (le buche sono i cestini della carta straccia, ma è più facile colpire la testa dei passanti) queste gare rispettano comunque la rigida etichetta di uno sport d’elite. Da qui l’idea di attingere per forme e colori allo stile dei protagonisti della serie tv inglese The Prisoners girata negli anni Sessanta. Molto optical (bianco e rosso oltre al tradizionale bianco e nero), tanti abitini a trapezio per lei, magnifici blouson in piquet per lui, guanti, sacche e scarpe di rara bellezza sotto il segno del coccodrillo arricchito da un bel punto esclamativo rosso.
Sulla stessa lunghezza d’onda la linea Y-3 disegnata per Adidas da Yoshji Yamamoto. Il maestro giapponese ha puntato su leggerezza e trasparenza, due qualità difficilmente ottenibili con l’abbigliamento sportivo. Risultato? Perfino le canotte della salute erano piccoli capolavori di sex appeal: lunghe fino ai piedi, bianche ma ingabbiate nel tulle nero.