L’altra metà del Futurismo tra arte e fornelli

IN LIBRERIA Pubblicato anche un volume che indaga il rapporto tra i futuristi e la Quadriennale

Linee che si incrociano a comporre una complessa - e «puntuta» - figura su cui compaiono le parole: sensualità, orgoglio, ambizione, ma anche ideali e materialismo. Una sottile ironia contro l’uomo futurista che disprezza le donne, e una determinata, poi determinante, filosofia, sono alla base di Spicologia di un uomo - si gioca tra «psico» e il latino «spico» (punta) - opera con cui la ventenne romana Benedetta conquisterà Filippo Tommaso Marinetti e entrerà a pieno titolo nel mondo delle futuriste. È lei una delle protagoniste di Futuriste Italiane nelle Arti Visive di Mirella Bentivoglio e Franca Zoccoli, libro edito da De Luca Editori d’Arte, che indaga l’«altra metà« del Futurismo, da Valentine de Saint Point a Wanda Wulz, presentato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna nell’ambito degli eventi di «Futuroma», per il centenario del manifesto futurista.
Proprio a Benedetta, nata nella Capitale, è affidato il compito di rappresentare anche la romanità di un movimento che scelse la città come perno - dopo Milano - della sua «rivoluzione». «L’identità futurista di arte e vita - dice Zoccoli - è più evidente nelle artiste donne, che dimostrano energia e coraggio, senza rinunciare al ruolo di mogli e madri». Benedetta Cappa Marinetti - che firmerà i suoi lavori solo come Benedetta - è un modello di sperimentatrice, con la sua capacità di fare dell’immagine parte integrante del testo. Senza trascurare l’influenza che esercitò su Marinetti. Il rapporto tra Futurismo e Roma è indagato ne I Futuristi e le Quadriennali, edito da Electa, che con i contributi di vari autori punta l’attenzione sugli anni Trenta e Quaranta del ’900, analizzando la ricchezza, quantitativa e qualitativa, di opere futuriste. «Le quattro rassegne di quel periodo - scrive Gino Agnese, presidente della Quadriennale - annoverarono ben trecentosessantuno lavori di aderenti al movimento di Marinetti". E furono le prime esposizioni pubbliche romane di Boccioni e dei futuristi a portare la critica ufficiale a esprimersi sul movimento. Con saggi, tavole e foto, molte inedite, il libro evidenzia l’importanza di un’avanguardia che fu italiana ma anche europea, offrendo interessanti spunti sul mondo espositivo capitolino dell’epoca.
Tra i libri che saranno presentati nell’ambito di «Futuroma» pure Marinetti di Giordano Bruno Guerri (Mondadori), Cacciatore di immagini di Mario Verdone (Memori), Futuriste. Letteratura-arte-vita curato da Giancarlo Carpi, (Castelvecchi) e Boccioni da vicino di Gino Agnese (Liguori).