L’«altra» missione di don Paolo Farinella

Ascolto alla Radio la notizia che don Farinella, ahimè tristemente conosciuto a Genova, scrive al Papa per protestare contro il ritorno, per chi lo desidera, della Messa in latino. Don Farinella viene definito «noto biblista» e certo lo sarà, anche se meglio si potrebbe definirlo noto postcomunista, ben allineato sulle posizioni estreme della sinistra antagonista e pronto ad ogni occasione a sputtanare quella Chiesa di Dio a cui indegnamente egli appartiene. Lo sappiamo, egli collabora a fogli cattolici (un esempio per tutti, il Bollettino delle Missioni della Consolata di Torino), dove quasi sempre non si pone come esperto di Sacre Scritture ma come agit prop dei disvalori di certa sinistra estrema che più che a costruire e a dar soccorso ai poveri del mondo è sempre gioiosamente pronta a distruggere e a gettare fango sulla Chiesa cattolica fino a giungere ai gradini della Cattedra di S.Pietro. Tutto ciò è grave, gravissimo in quanto pur non avendo la rinomanza di un don Gallo egli gode di una certa notorietà forte soprattutto della sua fama di biblista che non è in discussione ma che poco ha a che fare con la sua predicazione anticlericale e sempre a difesa non dei più poveri e derelitti bensì dei delinquenti che già tanti avvocati difensori trovano nel mondo buonista paracattolico.
Questa testimonianza sentivo di dover dare, per evitare a tanti cattolici e non cattolici poco informati di cadere nelle panie delle sue suadenti parole che tanto male possono fare quanto più sono ornate da indubbia cultura e capacità di comunicazione.
Collaboratrice Cri
Cavaliere al merito della Repubblica italiana