L’«altra» politica, dalle camicette nere alle quote rosa

«Pasionarie» di destra e di sinistra a confronto, dalle ausiliarie della Rsi alle onorevoli di oggi Scoprendosi, prima che militanti, soprattutto donne

Si parte dalle ausiliarie della Repubblica sociale e si arriva alle quote rosa «con cui cambiare finalmente la politica». Metti una sera in libreria (la «Mursia» di via Galvani), con cinque pasionarie purosangue ben divise tra destra e sinistra. E un moderatore (chissà perché uomo) che presenta il libro della brava giornalista Annalisa Terranova (Camicette nere. Donne di lotta e di governo da Salò ad Alleanza nazionale, Mursia, pagg. 148, euro 15). Il risultato, ma lo si sospettava anche prima, è che le donne si sentono prima donne che militanti. Sarà perché nel ’46 quelle in Parlamento erano il 6% e oggi, qualche era geologica dopo, nonostante tutto non superano il 14. «Il movimento femminista - esordisce la diessina Marilena Adamo - è stato una grande svolta culturale, ha chiesto prima di tutto la consapevolezza di essere donna». Di un «mondo che non ha questo assillo», parla dagli antipodi Isabella Rauti. E ringrazia l’autrice che «raccontando di persone troppo spesso dimenticate, ha dimostrato che dentro la destra c’è una storia al femminile». E lì a dimostrarlo siede Paola Frassinetti, militante nelle piazze calde del ’77 e oggi deputato An. «In quegli anni - ricorda - sui marciapiedi dove morivano i nostri ragazzi, abbiamo lasciato la giovinezza». E oggi? «Oggi in Francia Sarkozy affida alle donne i ministeri più importanti, mica solo Pari opportunità o Servizi sociali». «E, invece, in Italia - le fa eco Arianna Censi, l’altra diessina - il percorso delle donne viene interrotto appena salgono troppo». Giusto, ma la Terranova invita tutte «a superare la cultura del risentimento e del vittimismo». E i signori politici? «Discriminazioni? Fini ascolta allo stesso modo uomini e donne - lo fulmina l’eurodeputato Cristiana Muscardini - Poi dice di sì. Soprattutto a chi non ha niente da dire».