L’altra verità dell’America: «Berlusconi avrà difetti ma è alleato fondamentale»

Nei i documenti divulgati da Wikileaks torna Silvio Berlusconi. Ma stavolta senza i riferimenti agli estenuanti faticosi notturni e ai presunti rapporti d’affari con Putin che avevano trovato posto nei primi dispacci dell’ambasciata americana a Roma. Anzi, con un ritratto del presidente del Consiglio che per il diretto interessato è complessivamente lusinghiero. In sintesi, l’uomo ha i suoi difetti ma sarebbe un errore fermarsi al dato caratteriale perché Berlusconi guida un governo molto amico degli Stati Uniti, più di quello precedente; domina la scena politica italiana da 15 anni e continuerà a farlo ancora per molto; è capace di decisioni impopolari. «La forte relazione con l’Italia porta benefici alla nostra sicurezza nazionale per quanto riguarda le nostre missioni militari all’ estero»: così l’incaricata d’affari all’ambasciata americana a Roma, Elisabeth L. Dibble, riferisce dei rapporti Italia-Usa, in un documento inviato a Washington il 27 giugno del 2009 e che è tra quelli rivelati da Wikileaks. La Dibble era all’epoca il funzionario americano di più alto grado all’ambasciata di Roma, praticamente un’ambasciatrice facente funzione. Il 24 giugno del 2009 informa l’amministrazione Obama in questi termini circa l’imminente G8 all’Aquila: «Il suo stile di governo poco ortodosso, insieme alle frequenti gaffe verbali e agli scandali di alto profilo hanno fatto sì che molti, comprese personalità all’interno dello stesso governo statunitense, lo etichettino come vanitoso, e poco efficace, come moderno leader europeo»: tuttavia, raccomanda Dibble, «emarginare Berlusconi limiterebbe una cooperazione importante con un alleato fondamentale», anche perché il premier è uno dei politici più longevi d’Europa e la sua popolarità in patria «garantisce che continuerà ad influire sulla politica italiana». Il primo ministro italiano «quando è stato necessario ha mostrato la volontà di adottare politiche, per quanto impopolari siano, in linea con le nostre» e si è mostrato pronto a difendere gli interessi statunitensi «in una maniera e fino a un punto tali che il passato governo (Prodi, ndr) non aveva potuto o voluto fare».
L’alleanza con l’Italia, conclude Dibble nel paragrafo riassuntivo finale, dà agli Stati Uniti «dei grandi benefici in materia di sicurezza nelle nostre missioni all’estero», anche se il premier è un «timoniere inconstante»: «Si sarebbe tentati di considerarlo un interlocutore frivolo, ma credo sarebbe un errore: è stata la pietra angolare della politica italiana negli ultimi 15 anni e tutto indica che continuerà ad esserlo a lungo. Quando siamo riusciti a impegnarlo su obbiettivi comuni, si è rivelato un alleato e un amico: rispetta ed ammira gli Stati Uniti, ed è ansioso di costruire una relazione forte e positiva» con Obama.