Uno dopo l’altro "come dal dentista"

E meno male che è un duello virtuale. O meglio, differito di pochissimi secondi. Sta di fatto che dovevano proprio sfiorarsi nel villaggio lunare di Saxa Rubra, incastrandosi uno dopo l’altro, ma senza potersi nemmeno incontrare per un minuto, per incrociare davvero le lame, per pesarsi in un confronto parallelo. Se non ci saranno colpi di scena Silvio Berlusconi e Walter Veltroni il loro match lo hanno avuto ieri, nelle due tribune dei servizi parlamentari della Rai, una incollata all’altra. E anche se non hanno avuto nessun contatto fisico, hanno incrociato le lame più volte.

Veltroni ripete, anche durante l’intervista, rispondendo a una domanda del direttore del Tg2 Mauro Mazza, di non voler polemizzare con Berlusconi. Lo fa, invece, più di una volta, anche se ricorrendo all’artificio dei sinonimi e dei giri di parole. Berlusconi fa anche di più. E riesce a bombardare Veltroni più volte, sia pure inventandosi l’elogio critico: «Veltroni è un grande comunicatore, ma anche un grande illusionista».

Sembra che alle tribune parlamentari Rai si siano preoccupati di rispettare una sorta di liturgia dell’assenza. I due, infatti, parlano uno dopo l’altro, nello stesso studio, senza nemmeno l’interruzione di uno spot o la pausa di qualche servizio. Si fa così, i quattro giornalisti interroganti e la moderatrice, Giuliana Del Bufalo, restano incollati alle poltrone, il Cavaliere si alza ed esce dallo studio, l’ex sindaco di Roma lo sostituisce in corsa. Eppure la tensione è nell’aria. Berlusconi non si lascia scappare l’opportunità di una stoccata e, anche in quel tempo morto, mentre si alza, infila una battuta: «Sembra di essere dal dentista, avanti il prossimo!».
Veltroni, poco dopo, spiega perché non cita mai il leader azzurro: «È solo per evitare che si ripeta quello che accade da quindici anni, le campagne elettorali all’insegna della demonizzazione reciproca». Scherza Mazza e dice: «È un gesto scaramantico?». Veltroni precisa: «Un segno di discontinuità». Però è divertente notare che ogni tanto quasi gli scappa la citazione diretta: «Diversamente da...», fa una pausa. La Del Bufalo ironizza: «Lo può nominare!». Veltroni non si scompone: «... il principale esponente dello schieramento a noi avverso». E continua così fino alla fine.

Li vedi davanti alla telecamera, e non puoi non notare una differenza sorprendente: Veltroni si rivolge sempre ai quattro giornalisti, sembra avere un’impostazione più simile a quella delle tribune elettorali classiche. Berlusconi, al contrario, anche quando risponde a una domanda, si precipita lì, con lo sguardo nell’obiettivo, come se non volesse mollare nessuno dei telespettatori da casa. Nel ritmo, poi, avverti la differenza più grande. Berlusconi è elettrico, quasi adrenalinico, spara parole a mitraglia. Veltroni invece è molto più discorsivo, pacato. Anche il Cavaliere, però, avverte la consapevolezza del duello virtuale: «Chi verrà dopo di me saprà di poter iniziare e chiudere con un appello». Quasi protesta, perché la Del Bufalo gli comunica all’ultimo momento che ha due minuti per rivolgersi agli elettori. Ed è proprio in quel momento che, ancora una volta, salta fuori il Berlusconi che se ne frega del politicamente corretto: «Non ci si può fidare dei liberali di accatto, di quelli che si convertono come San Paolo sulla via di Damasco...». Ovviamente sta parlando di Veltroni.

Il leader del centrosinistra, al contrario, entra in scena in modo veramente soft, c’è perfino una gag con la conduttrice: «Ciao Giuliana», esordisce il leader del centrosinistra. E la Del Bufalo: «Come ti devo chiamare, segretario?». E Veltroni, fingendosi al paradosso: «Eccellenza...».

Il leader del centrodestra, invece, quando deve colpire non si perde in troppi giri di parole, anche se accompagna in modo inedito l’elogio per l’avversario alle staffilate: «È un bravissimo comunicatore, si è impegnato moltissimo nell’avvio della campagna elettorale, ha dato perfino una scossa ai sondaggi...». Per un attimo in studio i giornalisti si guardano increduli, ma come, il Cavaliere che tesse le lodi del suo sfidante? Ed invece subito dopo Berlusconi snocciola quelli che considera i tre fallimenti di Veltroni: aver promesso di correre da solo ed essersi apparentato a Di Pietro, aver spiegato di non voler correre con la sinistra ma essersi poi apparentato a livello locale, aver annunciato l’esordio di una nuova classe dirigente, «ma poi aver infilato in lista tutti, ma proprio tutti i ministri del governo Prodi in posizione di sicura elezione». E, infine, con un’altra accelerazione, una nuova dura staffilata: «Lui e Di Pietro mungono dai soldi pubblici ben due emolumenti» (un riferimento alle pensioni che i due leader affiancano agli stipendi). Veltroni ci tiene molto ad usare una lingua nuova, ad un certo punto esclama: «In Italia il venture capital non esiste». La Del Bufalo lo interrompe: «Può spiegare cos’è?».

Entrambi hanno perfino un loro momento fuori copione. Berlusconi non gradisce la rappresentazione rissosa della sua coalizione contenuta in una domanda di Marcello Sorgi: «È una deformazione, con Bossi c’è un’amicizia vera...». Veltroni ha un attimo di sconcerto, quando Mazza gli chiede: «Ha già deciso se a Napoli avrà Bassolino al suo fianco?». E il leader del centrosinistra risponde: «Francamente al palco non ci ho ancora pensato».

Insomma, il duello virtuale è un duello che non ti aspetti, è un duello a ruoli invertiti. Una sfida più dura di quella vera, perché sviluppa la stessa tensione, ma non trova mai la catarsi.