L’altro flop L’Italia a Londra perché non ha stadi al mare

Undicimilacentosettantasei spettatori all’Upton park di Londra per Italia-Costa d’Avorio. Otto milioni e centonovantonovemila davanti ai televisori, al mare, monti, campagna e laghi. Dove sta l’errore? Elementare: agosto. Semplice: Londra. Tutta colpa del «adesso vediamo, domani, ancora un attimo» frasario tipico della burocrazia nostrana. Mi spiego: l’Italia avrebbe avuto a disposizione, per la prima amichevole d’agosto, un avversario “storico”, l’Uruguay, reduce tra l’altro da un mondiale di prestigio. Poi in Sudafrica le cose si sono messe male per Lippi non per Tabarez e allora in federazione hanno preso tempo, i sudamericani sarebbero stati pericolosi, l’organizzatore delle amichevoli ha atteso, un giorno, una settimana, poi è arrivata, finalmente, la decisione, mentre Lippi salutava la comitiva e Prandelli non era ancora stato presentato. Ormai l’Uruguay se ne era andato altrove, restava la Costa d’Avorio, non altro sul mercato, comunque roba buona per la Rai che assicura un bonus oltre al mezzo milione di euro previsto come ingaggio della nazionale.
Ma a Londra chi poteva essere solleticato dalla partita? Qualche turista romantico, l’Upton park garantisce 35.303 posti a sedere, per due terzi è rimasto vuoto. Così come era stato un flop la scelta del Braglia di Modena per il ritorno di Europaleague della Juventus, così come, ad agosto, qualunque sito non marinaro. Sull’argomento, non ci sono stadi in zone turistiche, rivierasche, che rispettino le norme di sicurezza e agibilità dell’Uefa, l’Italia resta ai confini del calcio internazionale.
L’amichevole di Londra ribadisce altre esibizioni modeste, nel risultato e nel contorno. La prima uscita della nazionale campione del mondo nel 2006, a Livorno, contro la Croazia che ci sconfisse 2 a 0, venne giocata al Picchi davanti a 12mila spettatori! A Trieste nel 2002, altra sconfitta (0-1) con 11mila spettatori; dopo l’europeo svizzero-austriaco giocammo a Nizza contro l’Austria con 15mila spettatori sulle gradinate. Il minimo storico si ebbe a Firenze, però a ottobre, nel 2007, contro il Sudafrica, 7.218 paganti.
Riassunto: ad agosto nessuno ha voglia di giocare, i club sono già carichi di impegni per fare cassa visti i debiti, le federazioni non hanno altre date ma uguali urgenze di bilancio. L’Italia non attira pubblico negli stadi se non nella fase finale del campionato europeo e mondiale, la televisione ha cambiato le abitudini, non esiste la stessa mentalità (preferirei non usare più il sostantivo “cultura” destinato a cose più serie) degli inglesi che, pur imbufaliti per l’ennesimo tradimento mondiale, ieri sera hanno riempito Wembley contro l’Ungheria così come gli irlandesi di Dublino che hanno affollato il nuovo stadio contro l’Argentina. E’, il loro, un altro mondo ma è anche vero che la Fifa mette a disposizione queste date del calendario internazionale. E al colonnello Blatter non interessa quanta gente vada allo stadio. Ha la testa ancora piena di vuvuzelas.