L’altro fronte dell’euro L’Fmi preme per evitare il disastro

Pausa di riflessione o disaccordo incolmabile? L’improvvisa e, soprattutto, inaspettata battuta d’arresto nei negoziati fra Charles Dallara, presidente dell’Institute of International Finance - che rappresenta oltre 400 delle maggiori banche globali e sta conducendo le trattative per conto degli istituti finanziari - ed il governo di Atene sulle modalità di ristrutturazione del debito pubblico greco, secondo alcuni esperti, potrebbe mettere la Grecia a rischio default. E non basta a dissipare i dubbi l’annuncio di un nuovo incontro, fissato per il 18 gennaio ad Atene, tra Dallara e il premier greco Lucas Papademos (foto nel tondo a destra), con il ministro delle Finanze Evangelos Venizelos.
Da Londra, il Financial Times online si spinge a parlare di «collasso» dei negoziati: ma da Parigi l’Iif minimizza, spiegando che «sfortunatamente, nonostante gli sforzi della leadership greca», la proposta elaborata dal comitato di creditori e investitori privati «con una riduzione nominale senza precedenti del 50% dei bond sovrani greci» da loro detenuti, «non ha prodotto una risposta costruttiva e coerente da entrambe le parti». In queste circostanze, prosegue il rappresentante dei creditori privati, «le discussioni con la Grecia sono messe in pausa per una riflessione sui benefici di un approccio volontario».
Eppure, fino al giorno prima, l’ottimismo regnava sovrano: «le trattative sono in dirittura d’arrivo», aveva detto Venizelos. Che cosa non sia andato a buon fine ieri nell’incontro, considerato «decisivo», fra Papademos e Dallara - presente lo stesso Venizelos - a proposito dello scambio su base volontaria dei titoli dello Stato greco nelle mani dei privati, per ora, non è dato sapere con precisione. Tutto, però, lascerebbe pensare che il problema alla base della sospensione dei colloqui è stato un disaccordo sui tassi.
L’Iif, da parte sua, insiste su un tasso medio del 5%, mentre la controparte greca non è disposta ad andare oltre il 4%. Mentre da Berlino, sempre secondo le stesse fonti, sembra che sia stato proposto un tasso addirittura inferiore al 3%. Motivo per il quale, scrive il quotidiano Kathimerini online, il governo greco «starebbe vagliando l’ipotesi di avviare un’azione legale collettiva», ipotesi subito smentita dal portavoce del governo Pantelis Kapsis. In ogni caso, il tempo stringe. E il Fondo monetario internazionale si dice «impaziente per la ripresa dei colloqui tra la Grecia e i suoi creditori». Lo ha dichiarato in una nota, aggiungendo: «É importante che questo porti a un accordo sul coinvolgimento del settore privato che, insieme agli altri sforzi del settore pubblico, assicuri la sostenibilità del debito».
Il governo di Atene si rende conto della posta in gioco e getta acqua sul fuoco: «La Grecia e l’istituto di finanza internazionale stanno portando avanti trattative in un clima di comprensione reciproca», affermano fonti del ministero delle Finanze, sottolineando che «la Grecia opera all’interno della cornice dell’eurozona e in totale intesa reciproca con i partner istituzionali».