L’altro scandalo degli alloggi romani. Svenduti con lo sconto dell’80%

Migliaia di immobili dell’Ater, l’azienda dell’edilizia popolare,
liquidati per cifre fino a sette volte inferiori al valore di mercato:
disperso il patrimonio pubblico

Roma Forse a Roma negli ultimi anni gli affitti di favore sono diminuiti. Ma solo perché il patrimonio immobiliare pubblico è stato liquidato. Meno «affittopoli», più «svendopoli». Prendete l’Ater, azienda erede del vecchio Iacp: migliaia di immobili «cartolarizzati» a prezzi irrisori. E il sospetto è che spesso a beneficiare di questi saldi di fine mattone siano stati non solo gli inquilini presumibilmente a basso reddito, ma anche persone con reddito alto, che si sono limitati ad approfittare dell’occasione.
Anzi, ne è convinto Donato Robilotta, coordinatore dei Socialisti Riformisti del Pdl e già consigliere regionale Lazio del Pdl, che da anni combatte una battaglia personale su quello che ritiene uno scandalo enorme: «L’Ater di Roma e lo stesso comune nelle precedenti amministrazioni hanno svenduto il patrimonio di pregio collocato nel centro a prezzi stracciati e per di più a persone con reddito superiore a quello di accesso all’alloggio popolare». Se l’Ater c’è batta un colpo e metta in rete i nomi degli acquirenti, così come quelli degli affittuari. Cosa che Robilotta ha intenzione di chiedere allo stesso assessore regionale alla Casa Teodoro Buontempo, al quale presenterà nei prossimi giorni il suo corposo dossier.
Quella che si è svolta negli anni scorsi è stata una vera e propria caccia all’affare all’interno delle Mura Aureliane e poco fuori, in zone spesso non propriamente centrali ma dotate di un grande appeal, come Flaminio, Garbatella, Testaccio. Ma partiamo dal centro. Il Comune di Roma si è liberato di molti immobili in indirizzi da sogno, a prezzi da monolocale in periferia: ad esempio al numero 81 di Corso Rinascimento, tra piazza Navona e il Senato. Qui un’abitazione di 119,16 metri quadri dal valore inventariale di 224.839 euro e dal valore stimato di 298.400 (cifre già largamente inferiori al prezzo di mercato) è stato dato via con un forte sconto: 198.436 gli euro che sono entrati nelle casse del Campidoglio. Non molto lontano, al numero 65 di piazza della Rotonda, che altro non è che il Pantheon, il taglio degli appartamenti è più piccolo: ma ha fatto di certo un affarone chi si è portato via un piccolo appartamento di 45,47 metri quadri a 146.100,50 euro, visto che il valore di mercato attuale è di mezzo milione. E in via delle Mole de’ Fiorentini 28, a due passi dal Lungotevere, un appartamento di ben 132,91 metri quadri è stato venduto a 234.944,50 euro. Un solo appartamento di quell’edificio risulta aggiudicato all’asta e guarda caso è l’unico per il quale il Campidoglio è riuscito a strappare una cifra vicina al prezzo di mercato: 707mila euro per 76 metri quadri.
Passiamo alle case Ater, e prepariamoci a un viaggio in alcune delle zone semicentrali di Roma più desiderate. Testaccio? Ecco case in via Romolo Gessi, piazza Santa Maria Liberatrice, lungotevere Testaccio passate dalla mano pubblica a quella privata per un prezzo con cui a Roma non acquisti nemmeno un box auto: 48.138,93 euro per una casa di 72 metri quadri in via Bodoni 96, 45.439,38 euro per una casa di 66,77 metri quadri in via Branca 77. Flaminio? Zona très chic, per di più trasformata negli ultimi anni in un polo culturale con la nascita del Parco della Musica e del Maxxi: ebbene, al numero 4 di piazza Melozzo da Forlì nel 2007 un appartamento di 80,6 metri quadri è stato «privatizzato» a soli 84.306,75 euro.
Basta consultare un sito di valutazioni immobiliari per scoprire che un appartamento di quel taglio di euro ne vale oggi mediamente 450mila. Un affare ancora migliore ha fatto chi nello stesso anno al numero 1 della stessa piazza si è aggiudicato un appartamento di 104,49 metri quadri a 89.604,16 euro. Preferite Prati? Zona borghese per eccellenza, per di più a pochi passi da San Pietro: ebbene, c’è da mangiarsi le mani anche qui a pensare che solo pochi anni fa qualche fortunato ha potuto mettersi in saccoccia un appartamentone da 114,95 metri quadri in via Andrea Doria (numero 3) con il modico esborso di 122.881 euro: una casa simile ora sfiora i 700mila euro di valore. E se preferite le atmosfere alla Cesaroni della Garbatella sappiate che pochi anni fa molti lotti dell’affascinante quartiere rosso voluto dal Fascismo sono stati cartolarizzati a cifre irrisorie. In via Cravero le case sono andate via a meno di 600 euro al metro quadro: ora il valore è almeno sette volte tanto.